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Il Papa chiude il Giubileo: “Equità contro le disuguaglianze, pace contro la guerra”

All’Angelus dell’Epifania Leone XIV un invito per il nuovo anno. In mattinata la conclusione dell’Anno Giubilare con il rito della Porta Santa alla presenza anche di Mattarella
mercoledì, 7 Gennaio 2026
2 minuti di lettura

Ieri, nel giorno dell’Epifania del Signore, Leone XIV ha legato la conclusione del Giubileo 2025 a un messaggio preciso che è stato pronunciato durante l’Angelus dalla Loggia centrale della Basilica di San Pietro: “La speranza che annunciamo deve essere coi piedi per terra: viene dal cielo, ma per generare, quaggiù, una storia nuova”, ha detto il Pontefice che ha indicato una linea che unisce fede e responsabilità storica. Nelle sue parole la speranza non resta un concetto astratto, ma diventa criterio di cambiamento: equità al posto delle disuguaglianze, artigianato della pace invece dell’industria della guerra.

Un invito esplicito a “incamminarsi verso il futuro per un’altra strada”. L’Angelus dell’Epifania ha aperto una giornata che ha segnato anche il termine dell’Anno Santo. Il Papa ha ricordato il significato della parola “epifania”, manifestazione, sottolineando che la gioia cristiana nasce da un Mistero che si è rivelato e che libera. Nel riferimento ai Magi, Prevost ha indicato l’atto dell’inginocchiarsi davanti al Bambino come riconoscimento di una umanità aperta, non chiusa in sé stessa, capace di comunione. I doni offerti a Betlemme, oro, incenso e mirra, sono stati richiamati come segno di una disponibilità totale, letta in continuità con il senso del Giubileo, che richiama a una giustizia fondata sulla gratuità e sulla condivisione.

Il Santo Padre ha collegato il cammino dei Magi al tempo giubilare appena concluso, ricordando che milioni di persone hanno varcato la soglia delle chiese e dei santuari. Una presenza che, secondo Leone XIV, ha interpellato la Chiesa sulla capacità di accogliere e di rispondere alla ricerca spirituale contemporanea. Nel suo messaggio la speranza cristiana è stata presentata come forza che genera storia e che chiede di essere tradotta in relazioni nuove, dove estranei e avversari possano diventare fratelli.

Giornata missionaria

Dopo l’Angelus il Vescovo di Roma ha rivolto saluti e ringraziamenti ai bambini e ai ragazzi impegnati nella Giornata Missionaria dell’Epifania, alle comunità cristiane dell’Oriente che celebrano il Natale secondo il calendario giuliano e ai pellegrini giunti a Roma da diversi Paesi. Un’attenzione che ha incluso fedeli di Roma, gruppi ecclesiali e partecipanti a iniziative legate alla tradizione dell’Epifania.

Prima dell’Angelus, in mattinata, c’è stata poi la Santa Messa nella Basilica di San Pietro e con il rito della chiusura della Porta Santa. Con questo gesto Leone XIV ha concluso ufficialmente il Giubileo 2025. La Porta, aperta il 24 dicembre 2024 da Papa Francesco, è stata al centro dell’omelia del Pontefice, che ha sottolineato come, in presenza di Dio, nulla rimanga immobile. La chiusura della Porta Santa è stata presentata non come un atto di conclusione formale, ma come passaggio che affida al tempo ordinario l’eredità spirituale del Giubileo.

La presenza di Mattarella

Nell’omelia Prevost ha ripreso il racconto evangelico dei Magi e il contrasto tra la loro gioia e il turbamento di Erode e di Gerusalemme. Un contrasto che, secondo il Santo Padre, attraversa anche il presente e interpella la Chiesa sulla sua disponibilità a lasciarsi mettere in movimento da Dio. Il Papa ha ribadito che le vie del Signore non sono dominabili dalla violenza: “Con Dio tutto cambia” e “nessun violento dominerà le sue vie”. Un’affermazione che ha collegato la dimensione spirituale del Giubileo alle tensioni e ai conflitti del mondo contemporaneo.

Alla celebrazione conclusiva ha assistito il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, presente insieme alla figlia Laura. Il Capo dello Stato ha partecipato alla messa dell’Epifania e ha incontrato Sua Santità al termine del rito.

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