Nicolás Maduro è comparso ieri in tribunale a New York in manette insieme alla moglie Cilia Flores, per rispondere alle accuse di narcoterrorismo formulate dalla giustizia statunitense. Parlando in spagnolo l’oramai ex Presidente venezuelano si è dichiarato non colpevole e ha affermato di essere “innocente” e “un prigioniero di guerra” per poi dire di essere “ancora il Presidente del Venezuela”. Né lui né la moglie hanno chiesto la libertà su cauzione. Intanto sul piano diplomatico da Caracas arrivano segnali di apertura. Difatti la Presidente ad interim Delcy Rodríguez, nel suo primo messaggio dopo la cattura di Maduro, ha dichiarato che il Venezuela è impegnato per la pace e punta a relazioni “equilibrate e rispettose” con gli Stati Uniti. Rodríguez ha invitato Washington a “collaborare su un programma di cooperazione” nel quadro del diritto internazionale, ribadendo che “il Venezuela ha diritto alla pace, allo sviluppo, alla sovranità e a un futuro”.
Dagli Stati Uniti Donald Trump ha confermato una linea di fermezza, ma ha parlato di segnali positivi, aggiungendo che Caracas “sta collaborando”. Il Tycoon ha difeso l’operazione che ha portato all’arresto di Maduro, sostenendo che risponde a esigenze di sicurezza nazionale e alla lotta contro il narcotraffico.
Reazioni in Italia
La crisi venezuelana ha avuto ovviamente effetti diretti anche sull’Italia. Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha assicurato che Roma sta lavorando “al possibile e all’impossibile” per ottenere la liberazione del cooperante Alberto Trentini e degli altri italiani detenuti per motivi politici nel Paese sudamericano. Il Vicepremier ha spiegato che un dialogo con Rodríguez potrebbe favorire una soluzione. Sulla stessa linea il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, che ha invitato alla prudenza: “Ogni parola in più può solo danneggiare la celere soluzione della vicenda”. Tajani ha inoltre ribadito che, pur non ritenendo l’intervento militare lo strumento migliore per risolvere le crisi, l’azione statunitense può essere considerata legittima alla luce delle minacce legate al narcotraffico: “Ora bisogna lavorare per una transizione democratica”, ha detto per poi aggiungere la necessità di garantire sicurezza ai connazionali in Venezuela e di aprire una nuova fase istituzionale.
Occhio alla Groenlandia
Intanto la politica estera di Trump alimenta nuove tensioni anche su un altro fronte. Il Presidente Usa è tornato a rivendicare la Groenlandia, dicendo che “gli Stati Uniti ne hanno bisogno per la sicurezza nazionale” e che la Danimarca non sarebbe in grado di occuparsene. Dichiarazioni che hanno provocato la dura reazione del Primo Ministro groenlandese Jens-Frederik Nielsen, il quale ha ribadito che la Groenlandia “è la nostra casa” e che ogni dialogo deve avvenire “nel rispetto del diritto internazionale”. L’Unione europea ha chiesto il rispetto dell’integrità territoriale della Groenlandia, mentre il Premier britannico Keir Starmer ha schierato Londra “al fianco della Danimarca”, ricordando che il futuro dell’isola spetta solo a Copenaghen e agli abitanti del territorio. Starmer, pur evitando uno scontro diretto con Washington sul caso Maduro, ha ribadito che il riferimento deve restare il diritto internazionale e che la priorità in Venezuela è una transizione pacifica verso la democrazia.
Le prese di posizione di Trump hanno suscitato reazioni contrastanti anche in Italia e in Europa. Da un lato esponenti di Governo e di Centrodestra hanno sottolineato l’opportunità di aprire una fase nuova in Venezuela; dall’altro le opposizioni e alcuni settori della società civile hanno richiamato il rispetto delle regole multilaterali e temono un precedente pericoloso, soprattutto alla luce delle rivendicazioni sulla Groenlandia.
Nel frattempo la Svizzera ha annunciato il blocco di eventuali beni riconducibili a Maduro e a persone a lui vicine presenti sul proprio territorio, per impedire il deflusso di valori patrimoniali e in vista di possibili futuri procedimenti giudiziari. Dalla Cina e dall’Iran sono arrivate prese di posizione critiche verso l’operazione statunitense, definita una violazione della sovranità venezuelana.



