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Donald Trump, Presidente Usa

Venezuela dopo Maduro, Trump rivendica il comando Usa mentre Caracas apre al dialogo

lunedì, 5 Gennaio 2026
1 minuto di lettura

All’indomani della cattura di Nicolas Maduro, lo scenario internazionale attorno al Venezuela si ridisegna rapidamente, tra affermazioni muscolari da parte degli Stati Uniti, segnali di distensione da Caracas e prese di posizione nette dall’Europa. A fare il punto sono, in sequenza, il Presidente americano Donald Trump, la Presidente venezuelana ad interim Delcy Rodríguez, il Primo Ministro groenlandese Jens-Frederik Nielsen e il Ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani. Parlando a bordo dell’Air Force One, di ritorno a Washington, Trump ha ribadito che in Venezuela “siamo al comando”, rivendicando il ruolo decisivo degli Stati Uniti nella fase che si è aperta dopo la fine del regime di Maduro.
Da Caracas, però, il tono è apparso più conciliante. Nel suo primo messaggio ufficiale, Rodríguez ha assicurato che il Venezuela è impegnato per la pace e punta a relazioni “equilibrate e rispettose” con Washington. “Siamo aperti al dialogo e alle conversazioni – ha affermato – purché avvengano attraverso i canali giusti e nel rispetto del diritto internazionale”. L’invito al governo statunitense è a collaborare su un programma di cooperazione, nel quadro della sovranità venezuelana: “Il Venezuela ha diritto alla pace, allo sviluppo e a un futuro”.

Le reazioni

Le dichiarazioni di Trump hanno però innescato reazioni anche su un altro fronte sensibile: la Groenlandia. Il Primo Ministro Nielsen ha risposto duramente su Facebook alle parole del presidente americano, che avrebbe collegato l’isola artica a dinamiche di intervento militare. “La Groenlandia è la nostra casa e il nostro territorio – ha scritto – non è oggetto di retorica dei superpoteri”. Pur ribadendo l’appartenenza alla Nato e l’importanza delle alleanze, Nielsen ha sottolineato che “le alleanze si basano sulla fiducia, e la fiducia richiede rispetto”, respingendo ogni ipotesi di annessione o pressione. Sul dossier venezuelano è intervenuta anche l’Italia. Il ministro Tajani, ospite di RTL 102.5, ha riconosciuto che “l’uso degli interventi militari non è idoneo a risolvere le questioni”, ma ha definito “legittimo” l’intervento statunitense alla luce delle minacce percepite e del ruolo del narcotraffico come strumento di destabilizzazione internazionale. “Ora bisogna lavorare per una transizione democratica – ha spiegato – perché il popolo venezuelano possa vivere una nuova stagione di libertà e di rispetto dello stato di diritto”.
Tajani ha inoltre posto l’accento sulla tutela della numerosa comunità italiana in Venezuela e sulla liberazione dei prigionieri politici, a partire dal cooperante Alberto Trentini. “Stiamo tentando tutto il possibile e l’impossibile – ha detto – e speriamo che con la presidente Rodríguez sia più facile il dialogo per riportare a casa persone che non hanno commesso alcun reato”. Un impegno ribadito anche in collegamento con Tg2 Italia Europa: “L’Italia è vicina ai propri connazionali e lavora per farli tornare a casa”.

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