All’indomani della cattura di Nicolas Maduro, lo scenario internazionale attorno al Venezuela si ridisegna rapidamente, tra affermazioni muscolari da parte degli Stati Uniti, segnali di distensione da Caracas e prese di posizione nette dall’Europa. A fare il punto sono, in sequenza, il Presidente americano Donald Trump, la Presidente venezuelana ad interim Delcy Rodríguez, il Primo Ministro groenlandese Jens-Frederik Nielsen e il Ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani. Parlando a bordo dell’Air Force One, di ritorno a Washington, Trump ha ribadito che in Venezuela “siamo al comando”, rivendicando il ruolo decisivo degli Stati Uniti nella fase che si è aperta dopo la fine del regime di Maduro.
Da Caracas, però, il tono è apparso più conciliante. Nel suo primo messaggio ufficiale, Rodríguez ha assicurato che il Venezuela è impegnato per la pace e punta a relazioni “equilibrate e rispettose” con Washington. “Siamo aperti al dialogo e alle conversazioni – ha affermato – purché avvengano attraverso i canali giusti e nel rispetto del diritto internazionale”. L’invito al governo statunitense è a collaborare su un programma di cooperazione, nel quadro della sovranità venezuelana: “Il Venezuela ha diritto alla pace, allo sviluppo e a un futuro”.
Le reazioni
Le dichiarazioni di Trump hanno però innescato reazioni anche su un altro fronte sensibile: la Groenlandia. Il Primo Ministro Nielsen ha risposto duramente su Facebook alle parole del presidente americano, che avrebbe collegato l’isola artica a dinamiche di intervento militare. “La Groenlandia è la nostra casa e il nostro territorio – ha scritto – non è oggetto di retorica dei superpoteri”. Pur ribadendo l’appartenenza alla Nato e l’importanza delle alleanze, Nielsen ha sottolineato che “le alleanze si basano sulla fiducia, e la fiducia richiede rispetto”, respingendo ogni ipotesi di annessione o pressione. Sul dossier venezuelano è intervenuta anche l’Italia. Il ministro Tajani, ospite di RTL 102.5, ha riconosciuto che “l’uso degli interventi militari non è idoneo a risolvere le questioni”, ma ha definito “legittimo” l’intervento statunitense alla luce delle minacce percepite e del ruolo del narcotraffico come strumento di destabilizzazione internazionale. “Ora bisogna lavorare per una transizione democratica – ha spiegato – perché il popolo venezuelano possa vivere una nuova stagione di libertà e di rispetto dello stato di diritto”.
Tajani ha inoltre posto l’accento sulla tutela della numerosa comunità italiana in Venezuela e sulla liberazione dei prigionieri politici, a partire dal cooperante Alberto Trentini. “Stiamo tentando tutto il possibile e l’impossibile – ha detto – e speriamo che con la presidente Rodríguez sia più facile il dialogo per riportare a casa persone che non hanno commesso alcun reato”. Un impegno ribadito anche in collegamento con Tg2 Italia Europa: “L’Italia è vicina ai propri connazionali e lavora per farli tornare a casa”.



