Uno degli interventi che caratterizza questa legge di Bilancio è il taglio dell’irpef dopo quello dello scorso anno, che prevedeva la riduzione da quattro a tre scaglioni, accorpando i primi due, oltre che la riduzione dal 25 al 23% dell’aliquota sui redditi fino a 38 mila euro.
La norma taglia la seconda aliquota Irpef che scende dal 35% al 33% per i redditi fino a 50 mila euro ed a beneficiarne saranno circa 13,6 milioni di contribuenti. L’intervento dovrebbe produrre un calo di gettito Irpef annuo di circa 2,962,5 miliardi di euro, 2,5 milioni di addizionale regionale e 1 milione di comunale.
Il valore della misura è di circa 3 miliardi e l’impatto stimato in busta paga potrà variare da circa 30 euro fino a 440 euro annui.
Le buste paga vedranno un aumento del netto, variabile in base al reddito: per uno stipendio netto di 2 mila euro per 13 mensilità l’incremento sarà di 15-16 euro al mese, un aumento di circa 200 euro in più all’anno. Lo sconto sull’Irpef oscillerà da un minimo di 20 euro all’anno per chi ha un imponibile di 29 mila euro lordi, per circa 140 euro in più con 35mila euro di reddito, fino a un massimo di 440 euro, circa 36 euro in più al mese, per chi ha un imponibile di almeno 50 mila euro. Di questo beneficio massimo godranno tutti coloro che hanno un reddito fino a 200mila euro lordi.
Si tratta finalmente di una misura di equità che prosegue nel percorso di riduzione del carico fiscale sul ceto medio.
La richiesta di tutelare di più e meglio il ceto medio era da tempo venuta da più parti, perché se si va a rileggere il 58° Rapporto del Censis sulla situazione sociale del Paese, si vedrà che il nostro è un paese con un ceto medio in ritirata, avendo visto un calo del suo reddito del 7% in 20 anni, con un “imbuto” della ricchezza intragenerazionale.
Negli ultimi anni vi è stata una vera e propria “erosione” delle possibilità del ceto medio, infatti secondo la ricerca Iref Acli sui dati dei Caf delle ultime dichiarazioni dei redditi, il ceto medio si sta sgretolando. I dati dimostrano con chiarezza che in Italia è molto più facile impoverirsi che arricchirsi, anche se si lavora.
Per la verità è giusto ricordare che da sempre i governi di centro-destra a differenza di quelli di centro-sinistra hanno cercato di tutelare il ceto medio.
Ed anche in questa occasione giustamente Giorgia Meloni ha assicurato che vuole continuare su questa strada, facendo presente alle opposizioni, che sostengono che siano stati privilegiati “i ricchi”, che il giudizio va dato su tutte le leggi di bilancio varate dal governo di destra – centro, le prime delle quali si sono concentrate “su quella che era una priorità oggettiva che era mettere in sicurezza i redditi che non potevano farcela”, e che “sicuramente ora andava dato un segnale al ceto medio che non è stato dato finora per la scarsità delle risorse”.
Proprio per questo anche il Ministro del MEF, Giancarlo Giorgetti, ha aggiunto che l’attuale provvedimento è “un intervento equilibrato” che va inserito “nel complesso delle misure che abbiamo fatto”. Fino a quest’anno, gli interventi sono stati concentrati sui redditi medio-bassi, con la conseguenza che “fino a 35mila euro la compensazione dei fiscal drag è stata più che piena” mentre “i redditi superior hanno avuto qualche problema” e per questo “ora interveniamo sulle aliquote del ceto medio”.



