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Sparatoria a Washington: Trump blocca l’asilo e rafforza la stretta sui migranti

sabato, 29 Novembre 2025
1 minuto di lettura

Gli Stati Uniti hanno annunciato una nuova stretta sulle politiche migratorie dopo la sparatoria avvenuta nei pressi della Casa Bianca, che ha visto coinvolti due riservisti della Guardia Nazionale tra cui la ventenne Sarah Beckstrom, morta in seguito per le ferite riportate. L’amministrazione Trump ha deciso di sospendere temporaneamente l’esame delle richieste di asilo, in attesa di una revisione complessiva delle procedure di ingresso. Il provvedimento, comunicato dal Dipartimento per la Sicurezza Interna, riguarda in particolare i richiedenti provenienti da Paesi considerati ad alto rischio, tra cui l’Afghanistan, dopo che il sospettato dell’attacco è stato identificato come cittadino afghano entrato negli Stati Uniti nel 2021. “Non possiamo permettere che il sistema di asilo diventi un varco per minacce alla sicurezza nazionale”, ha dichiarato il presidente Trump in un videomessaggio da Mar-a-Lago. La decisione ha suscitato immediate reazioni. Organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato la misura come “una sospensione arbitraria” che rischia di penalizzare migliaia di persone in fuga da guerre e persecuzioni. L’opposizione democratica ha accusato la Casa Bianca di strumentalizzare un episodio isolato per giustificare una politica di chiusura generalizzata. Parallelamente, il governo ha chiesto il dispiegamento di ulteriori 500 soldati della Guardia Nazionale a Washington, nonostante una recente sentenza federale avesse giudicato illegale la presenza delle truppe nella capitale. La Casa Bianca ha presentato ricorso, sostenendo che la sicurezza della città “non può essere compromessa da cavilli giudiziari”. La sospensione delle pratiche di asilo rappresenta un nuovo capitolo nella battaglia politica sull’immigrazione, tema centrale della campagna di Trump. Mentre la capitale resta sotto tensione, il dibattito si accende tra chi invoca misure drastiche per proteggere il Paese e chi teme un ulteriore arretramento dei diritti fondamentali.

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