Una settimana di proteste contro il governo indonesiano ha raggiunto un punto di rottura venerdì sera, quando una folla di manifestanti ha appiccato il fuoco all’edificio del parlamento regionale di Makassar, capitale della provincia di Sulawesi Meridionale. Il bilancio è tragico: tre persone sono morte, cinque sono rimaste ferite e decine sono state arrestate. Secondo le autorità locali, le vittime — due dipendenti del consiglio comunale e un funzionario pubblico — sono rimaste intrappolate nell’edificio in fiamme, mentre la polizia cercava di disperdere la folla con gas lacrimogeni e cannoni ad acqua. L’incendio è stato domato solo all’alba, ma le immagini del palazzo avvolto dalle fiamme hanno fatto il giro del mondo, diventando simbolo di una crisi sociale sempre più profonda. Le proteste, iniziate il 25 agosto a Giacarta dopo la morte di un giovane tassista investito da un veicolo blindato della polizia, si sono rapidamente estese a Surabaya, Bandung, Yogyakarta e Makassar. Al centro della rabbia popolare ci sono gli stipendi e le indennità dei parlamentari, giudicati eccessivi rispetto al salario minimo nazionale. L’annuncio di un nuovo sussidio abitativo da 50 milioni di rupie mensili (circa 2.600 euro) ha alimentato il malcontento, in un Paese dove milioni di cittadini vivono con meno di 150 euro al mese. Il presidente Prabowo Subianto ha condannato l’incendio come “un atto criminale” ma ha riconosciuto la legittimità delle proteste pacifiche. Intanto, sette agenti coinvolti nell’investimento del tassista sono stati arrestati, ma la tensione resta altissima. La polizia ha rafforzato la presenza nelle città principali, mentre il governo valuta l’imposizione dello stato d’emergenza. Gli attivisti, però, promettono di non fermarsi: “Non è solo una questione di stipendi. È una questione di dignità”, ha dichiarato un manifestante a Euronews.
