venerdì, 4 Aprile, 2025
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Cinema

Le polemiche infiammano su Biancaneve 2.0

A fine marzo è arrivato al cinema il remake in live action di “Biancaneve” e ancor prima di uscire ha fatto parlare di sé tra polemiche che riguardano questioni geopolitiche, la cultura woke e più in generale l’attualizzazione delle fiabe della Disney. Al centro del mirino la Zegler, i sette nani e l’orientamento politico delle due attrici

 

“Biancaneve”, remake in live action del classico d’animazione del 1937, è stato protagonista da subito di un’enorme polemica che in realtà ha le sue origini nel lontano 2021, quando Rachel Zegler è stata scelta per interpretare il ruolo della principessa. La prima critica che ha dato inizio al clima teso e difficile del film è venuta dalla destra americana per via delle origini colombiane dell’attrice: non essendo bianca non rispettava la figura di Biancaneve come la si conosce e la si tramanda da generazioni. Da quel momento si è scatenata una vera e propria bagarre. Per un motivo o per un altro il lungometraggio è finito per diventare il bersaglio di un odio che ha le sue radici nella società di oggi, sempre più divisa su questioni umane e morali. Di fatto, è finito in mezzo a visioni culturali differenti.

In questi giorni la Disney e il film sono stati accusati di essere vittime della cultura woke e che il flop è conseguente al fatto di cercare a tutti costi di essere inclusivi e di dare una evoluzione alle storie, che tutti conoscono e amano, per renderle più attuali. Le critiche mosse alla Zegler non si limitano a quelle sulla sua incompatibilità fisica con la principessa. L’attrice ha fatto infuriare i fan della storia quando ha affermato ai media che Biancaneve era una storia “datata” e “sessista” e che il suo personaggio “non sarà salvato da un principe” ma “sta sognando di diventare la leader che sa di poter essere”.

In realtà, questa affermazione ha aperto aspettative poi disattese, perché se è vero che abbiamo una Biancaneve che sogna di diventare regina ed è più indipendente, più intraprendente e con un ruolo più attivo, alla fine dei conti viene, comunque, risvegliata dal bacio del vero amore. Proprio per questo la scelta di cancellare il personaggio del principe, sostituendolo con un brigante e, comunque, relegandolo a un ruolo secondario di poca importanza, non ha avuto molto senso.

 

Probabilmente non è necessario cancellare il romanticismo per rendere una donna indipendente e consapevole di quello che desidera dalla vita, le due cose possono convivere insieme. E la Disney l’ha dimostrato nel remake in live action di “Aladdin” dove una Jasmine, forte, grintosa, indipendente, che sa quello che vuole, al contempo abbraccia l’aspetto romantico e l’amore che prova per Aladdin. In ogni caso la Zegler, per quanto possa essere criticata e oggetto di polemiche, ha dato prova di una interpretazione che resta la parte migliore del film, riuscendo a incarnare con naturalezza il ruolo di Biancaneve e rendendole giustizia.

Anche i sette nani hanno rappresentato un altro tema caldo. Chi si è espresso chiaramente contro di loro è stato Peter Dinklage (Tyrion Lannister ne “Il Trono di Spade”), che ha definito la visione proposta delle persone affette da nanismo “retrograda”. A quel punto la Disney si è sentita in dovere di rassicurare sul fatto sostituendo i nani con altre creature magiche, solo per realizzare, alla fine, dei personaggi creati al computer che richiamassero quasi nella loro totalità i sette nani del film d’animazione. Ma, paradossalmente, le affermazioni di Peter Dinklage hanno scatenato reazioni negative proprio in persone e attori affetti da nanismo, che, invece, vedevano in quest’opera una occasione.

Insomma, fin dalla pre-produzione l’atmosfera intorno a questo remake era tesa e differente dalla visione e dalle apparenze che il colosso californiano ha sempre voluto mostrare al pubblico. Incredibilmente, anche il conflitto tra Israele e Palestina ha contribuito a far chiacchierare sul film per le posizioni politiche divergenti delle due co-protagoniste: Rachel Zegler ha, infatti, da subito manifestato il suo sostegno alla Palestina, mentre Gal Gadot (la regina cattiva), essendo di origine israeliana, ha supportato il suo Paese natale.

 

Le polemiche sono tante e sicuramente hanno aiutato, nel bene e nel male, a promuovere in ogni caso il film.

In realtà, in molti hanno sottolineato quanto il vero problema rappresentato da questo remake non sia imputabile alle questioni di razzismo e pregiudizio, quanto alla costruzione tecnica e narrativa della storia. Per riuscire ad attualizzare la fiaba, la Disney ha aggiunto ed eliminato vari elementi, ma tutto questo non è bastato per realizzare un prodotto che funzionasse. Il lungometraggio risulta poco coinvolgente, le canzoni non sono molto emozionanti e adatte al talento canoro della Zegler, che ha una voce potente e bellissima.

La parte più interessante del film sembrerebbero essere l’estetica degli ambienti e l’atmosfera che rende giustizia alla pellicola d’animazione del ’37, ma mancano l’anima e lo spirito originali della fiaba.

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