A quarant’anni dall’assassinio di Ezio Tarantelli, economista e docente universitario, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto rendere omaggio alla sua memoria con una dichiarazione intensa e carica di significato, ricordando una figura centrale nella riflessione economica italiana degli anni Ottanta, brutalmente uccisa dalle Brigate Rosse nel pieno della sua attività intellettuale e civile. “A quarant’anni dal vile assassinio, la Repubblica ricorda il Professor Ezio Tarantelli, intellettuale fine e appassionato, uomo aperto al confronto, convinto sostenitore di politiche economiche orientate alla giustizia sociale e allo sviluppo dell’occupazione”, ha detto il Capo dello Stato.
Il Presidente ha sottolineato il valore simbolico e civile della figura di Tarantelli, bersaglio del fanatismo ideologico per il suo ruolo di “raccordo tra società e Istituzioni”. “Nel loro aberrante fanatismo ideologico, i brigatisti concepirono l’agguato mortale ai danni di una persona indifesa, a causa delle sue idee e del contributo che stava fornendo alle scelte del Paese”.
“Martire della democrazia”
Tarantelli, professore alla Sapienza e consulente del Ministero del Lavoro, fu ucciso il 27 marzo 1985 nel parcheggio dell’ateneo romano. Aveva appena tenuto lezione. Il suo impegno per una riforma del mercato del lavoro, fondata sulla contrattazione e l’equilibrio tra crescita economica e coesione sociale, lo rese un simbolo dell’Italia che cercava di uscire dagli anni di piombo con il dialogo e la responsabilità. Per Mattarella, Tarantelli “è divenuto così martire della democrazia”, un uomo che credeva nella forza del confronto come leva per il progresso. “Nella memoria della Repubblica – ha concluso il Presidente – la sua testimonianza resta indelebile”.