Secondo quanto emerge dall’ultimo numero della rivista scientifica dell’Enea, Energia Ambiente e Innovazione, dal titolo Innovatori e Innovazione e dedicato agli strumenti innovativi, alle best practice internazionali e ai nuovi approcci culturali, l’Italia risulta essere tra gli ultimi Paesi Ue per ricerca e innovazione. L’intensità tecnologica del tessuto produttivo è inferiore alla media europea e le spese in R&S in rapporto al Pil ammontano a circa 0,9% contro 1,4% dell’Ue (dati 2021). Il magazine evidenzia che il nostro Paese soffre di un investment gap che rappresenta una delle maggiori criticità sul fronte dell’innovazione. Secondo una rilevazione del network mondiale EY, l’investimento Venture Capital in Italia è stato pari a 35 euro pro capite nel 2022, contro i 149 della Francia e i 153 della Germania, evidenziando un ritardo di 5-7 anni rispetto alle altre principali economie continentali nell’andamento annuo di questo tipo d’investimento.
Una sfida impegnativa
“La transizione verso un’economia sostenibile richiede trasformazioni fondamentali in tecnologia, industria, economia, finanza e società nel suo complesso”, sottolinea nel suo editoriale il presidente Enea Gilberto Dialuce. “Non sarà possibile raggiungere gli obiettivi prefissati con interventi esclusivamente di natura tecnologica. È una sfida impegnativa che rappresenta al tempo stesso un’opportunità di rilievo per la crescita economica e occupazionale. L’innovazione è pietra angolare ed elemento essenziale che fa la differenza”, prosegue Dialuce. “E gli innovatori hanno un ruolo di sempre maggiore rilievo e responsabilità, come pure l’investimento in ricerca e innovazione che resta di assoluta preminenza e impone quindi un cambio di passo per colmare il divario con le economie più avanzate, trovando nuovi strumenti e nuovi approcci culturali, rafforzando il dialogo fra i diversi stakeholder e prendendo esempio dalle best practice internazionali”, conclude Dialuce.