Il ritrovamento di nuovi documenti riguardanti il commissario morto a Dachau, Giovanni Palatucci (1909-1945, nato a Montella, AV), ha favorito una migliore comprensione delle vicende che coinvolsero questo funzionario della Pubblica Sicurezza, divenuto poi Reggente della Questura di Fiume (oggi Rijeka). Per tale motivo è stato promosso un evento al Senato della Repubblica il giorno 8 giugno, presentato dal senatore Maurizio Gasparri, vice presidente del Senato. Una relazione base è stata affidata al Prof. Pier Luigi Guiducci, Storico della Chiesa, già Docente in tre Università. Questo studioso, autore di più di duecento libri scientifici, è stato il Presidente della Commissione che dal 2015 al 2020 ha esaminato le carte riguardanti Palatucci arrivando a un Rapporto finale completamente a favore dell’ex Reggente. Per questo motivo gli abbiamo rivolto alcune domande.
Prof. Guiducci, perché ricordare Palatucci?
Perché è stata una persona che ha saputo fermarsi ai bordi della strada per soccorrere il vilipeso, il perseguitato, il condannato a morte. Nel suo periodo i perseguitati erano gli Ebrei.
È vero che sono stati ritrovati nuovi documenti che attestano l’opera di Palatucci a favore degli Ebrei?
Sì, è vero. Nell’attuale Croazia è stato possibile leggere un documento della ex Polizia segreta di Tito (OZNA) ove per ben due volte si ricorda l’impegno di Palatucci verso gli Ebrei. Si trova scritto: “Secondo alcune informazioni è stato arrestato perché ha voluto salvare un gruppo di ebrei per i quali lui nutre una speciale simpatia”. E anche in un altro documento della Resistenza jugoslava si annota una valutazione favorevole al funzionario: “Aiuto commissario in servizio dal 1930 (rectius 1936) alla primavera del 1944. Funzionario di grandi capacità e benefattore. La polizia tedesca lo internò a Dachau”. Una sottolineatura così positiva a quei tempi era un fatto raro.
Oltre la Croazia?
In Italia, a Trieste, ho ritrovato uno scritto di un ebreo che attesta l’opera di Palatucci mirata a nascondere in una casa degli Ebrei. Sono anche riemerse a Napoli lettere dello zio di Palatucci, vescovo, ove c’è un’attenzione particolare verso gli Ebrei. Sempre a Napoli è stata individuata anche la lettera che il funzionario scrisse nel treno che lo trasportava a Dachau. Interessante è pure lo scritto del conte De Saugy ove l’A. cerca di convincere Palatucci a salvarsi in Svizzera. Ma il Reggente accompagnò alla frontiera due donne ebree. Loro si salvarono, lui no perché ritornò a Fiume.
Altri documenti ritrovati?
Sono emersi in Australia. Qui un notaio conservava alcune foto di Palatucci.
Si è arrivati così a un evento al Senato della Repubblica…
Sì, è un momento importante perché consentirà di far meglio conoscere la figura di Palatucci, che è anche “Medaglia d’Oro” e “Servo di Dio”, superando due estremi: il trionfalismo e le celebrazioni staccate dalla ricerca storica.
So che Lei sta per pubblicare un libro su Palatucci…
Sì uscirà in occasione della Giornata della Shoah, edito dall’Università Cattolica del Sacro Cuore. Il titolo è: “Shoah a Fiume. Giovanni Palatucci, ‘Giusto tra le Nazioni’. Ricerca storica, testimoni, documenti trovati, evidenze”.