Colpa dei genitori poco presenti se nella fascia dei minori sono sempre più frequenti atti di violenza o soprusi?
La Costituzione, nel suo articolo 34, magnanimamente dichiara che “La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.” Non mancano, comunque, intendi recenti per rendere obbligatoria persino la scuola dell’infanzia. I genitori tutti, quindi, avrebbero maggiori libertà apparentemente a minor costo, ma a rimetterci, non solo in termini di affetto e di educazione genitoriale, sarà la prole, la società del futuro.
Insufficienti gli strumenti legislativi esistenti o mancano strutture con personale altamente qualificato ed idoneo?
Nel successivo articolo 37 si afferma che: “Le condizioni di lavoro […della donna lavoratrice]… devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una
speciale adeguata protezione.” Fatto sta che mai come in questo periodo storico la devianza minorile, con le sue forme di aggressività, costituisce motivo di grande allarme sociale e neanche gli strumenti per la prevenzione e la repressione non sembrano adeguati e/o sufficienti.
Vi sono ragazzi e adolescenti, di ambo i sessi, che aggrediscono e derubano altri coetanei, su strada, sui mezzi pubblici e nei luoghi di ritrovo; non sono mancate aggressioni e forme di bullismo anche nei luoghi scolastici deputati a far nascere e far lievitare in ciascun di loro lo spirito di solidarietà, di rispetto reciproco e di fratellanza.
Superate le teorie del Lombroso occorre pensare al ruolo di soggetti potenziali responsabili che sono, inevitabilmente, la famiglia, la scuola e la società, ciascuna, rispettivamente, con qualità, ruoli, mansioni ed approcci diversi sotto l’aspetto affettivo, morale, civile e penale.
Indubbiamente le politiche sociali, in un Paese globalizzato, multietnico e con rilevanti sacche di emarginazione e devianza scolastica, si rilevano non in grado a contemperare e gestire unitariamente tutte le principali problematiche che ciascun ragazzo od adolescente vive e manifesta durante le sue fasi di crescita.
Sicuramente la famiglia ha la principale fetta di responsabilità, spesso surrogata da figure estranee nella cura ed assistenza dei figli, perché entrambe i genitori assenti per tutto l’arco della giornata, sebbene per legittime esigenze lavorative. Ed ecco che in caso di fatti illeciti commessi da figli minori i genitori o il tutore incorrono nella responsabilità giuridica della “culpa in educando” ovvero della “culpa in vigilando” per altre figure, con successive problematiche che ne intralciano il normale percorso educativo e di inserimento sociale.
In una società con la pari responsabilità dei genitori, tra l’altro assenti per l’intero arco della giornata, lo spazio per seguire sistematicamente i figli nei loro bisogni, dando loro risposte tempestive, equilibrate e confortevoli per farli crescere con sani principi che ci provengano dalla nostra cultura di civiltà morale e giuridica, è sempre meno o addirittura completamente mancante. Il legislatore deve impegnarsi ulteriormente per colmare tale deficit, offrendo strumenti e strutture adeguate a far crescere il più possibile il bambino tra l’affetto dei genitori e, ove possibile, dei fratelli germani, in ambienti sani e confortevoli.
Non si può non ammettere, infatti, che le periferie e gli agglomerati urbani poco confortevoli e con scarsi servizi e luoghi di svago, quali parchi con verde attrezzato e sorvegliati, favoriscano le varie forme di degenerazione e ne costituiscano il vivaio della delinquenza.