Pubblicato sul sito del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali il decreto Lavoro-Economia del 16 ottobre che aggiorna i coefficienti di trasformazione dal 1° gennaio 2027. Lo firmano il Direttore generale per le politiche previdenziali e il Ragioniere generale dello Stato.
“Non è una scelta discrezionale, ma un adempimento previsto dalla legge”, spiega Vincenzo Caridi, Capo Dipartimento per le politiche del lavoro, previdenziali e assicurative del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali. “Ogni due anni il sistema contributivo viene allineato ai dati demografici certificati dall’ISTAT”.
Nel sistema contributivo la pensione annua è il montante, cioè i contributi accumulati e rivalutati ogni anno, moltiplicato per un coefficiente che dipende dall’età di uscita. Il coefficiente risponde a una domanda: per quanti anni, in media, quella pensione sarà pagata, anche ai superstiti? Se gli anni attesi crescono, lo stesso montante si divide in rate annue più basse.
Perché ogni due anni? Lo impone la legge 335/1995 (art. 1, comma 11), sui dati ISTAT; dopo l’aggiornamento del 2019 la cadenza è diventata biennale (d.l. 201/2011, art. 24, comma 16). Il tasso di sconto, che misura la crescita reale attesa dell’economia, resta all’1,5%: a muovere i coefficienti sono i dati demografici. “A spostare i valori è soltanto l’aumento dell’aspettativa di vita”, sottolinea Caridi, “e questa è una buona notizia per il Paese”.
Senza aggiornamento, gli anni di pensione non coperti dal montante li pagherebbe qualcun altro: chi versa oggi i contributi o il bilancio pubblico. “Il meccanismo garantisce equità tra generazioni”, osserva Caridi. “Ciascuno riceve, nel corso della pensione, ciò che ha versato, senza scaricare su chi lavora oggi il costo degli anni in più”.
Le conseguenze:
- a 67 anni il coefficiente scende dal 5,608% al 5,514% (-1,7%). Con 300.000 euro di montante: 16.542 euro lordi l’anno invece di 16.824;
- le pensioni già in pagamento non cambiano; i nuovi valori si applicano alla quota contributiva delle pensioni che decorrono dal 2027;
- chi a 67 anni resta al lavoro un anno in più recupera la riduzione: a 68 anni, nel 2027, il coefficiente è 5,707%, sopra il 5,608% che oggi vale a 67. E nel montante entrano i contributi di quell’anno.
“Il sistema premia chi sceglie di restare al lavoro”, conclude Caridi. “Un anno in più di attività porta a un coefficiente superiore a quello oggi in vigore e aggiunge al montante nuovi contributi. È una scelta libera, che il sistema riconosce in modo trasparente”.





