A poche settimane dalle elezioni israeliane, aumenta la pressione per un confronto televisivo tra il primo ministro Benjamin Netanyahu e il leader del partito Yashar, Gadi Eisenkot.
Secondo un sondaggio diffuso dall’emittente pubblica Kan 11, il 54% degli intervistati si è dichiarato favorevole a un dibattito in diretta tra i due principali contendenti. Il sostegno all’iniziativa varia sensibilmente in base all’orientamento politico degli elettori. Tra i sostenitori del Likud, il partito guidato da Netanyahu, il consenso al confronto si ferma al 38%, mentre raggiunge l’80% tra gli elettori intenzionati a votare Yashar. Un dato che riflette le aspettative dei due schieramenti e la convinzione, diffusa tra gli oppositori del premier, che un dibattito possa favorire Eisenkot.
La situazione elettorale
Sul piano elettorale, il sondaggio conferma il buon momento di Yashar, accreditato di 22 seggi alla Knesset contro i 20 del Likud. In terza posizione si colloca il partito B’Yachad dell’ex premier Naftali Bennett con 12 seggi, seguito da Otzma Yehudit del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, in crescita a quota nove. Più indietro, quattro formazioni vengono stimate a otto seggi ciascuna: i Democratici guidati da Yair Golan, Yisrael Beytenu di Avigdor Liberman, l’United Torah Judaism e la Joint List. Shas si attesterebbe a sette seggi, mentre il Partito Sionista Religioso del ministro delle Finanze Bezalel Smotrich e il partito arabo Ra’am otterrebbero cinque seggi ciascuno.
Nonostante il vantaggio di Yashar sul Likud come singolo partito, il quadro cambia osservando i blocchi politici. L’area che sostiene Netanyahu raggiungerebbe infatti 53 seggi, contro i 50 attribuiti al fronte guidato da Eisenkot. Un margine ridotto ma sufficiente, almeno sulla carta, a mantenere il campo del premier in posizione di vantaggio.
A rendere ancora più incerta la corsa elettorale è l’elevato numero di indecisi. Il 30% degli intervistati non ha ancora scelto quale partito sostenere, mentre oltre un quarto degli elettori dichiara di essere pronto a votare una forza politica appartenente a uno schieramento diverso rispetto alle precedenti elezioni. Inoltre, il 21% degli intervistati afferma di valutare l’ipotesi di non recarsi alle urne.





