0

Evasione fiscale, recuperati 5 milioni dai Comuni. La Cgia: “Solo il 3,8% collabora con il Fisco”

Su quasi 7.900 amministrazioni soltanto 304 hanno effettuato segnalazioni nel 2024. Genova guida la classifica degli incassi, al Sud partecipano appena 46 enti locali. Pesano la carenza di personale e il timore di perdere consenso elettorale
domenica, 11 Ottobre 2026
3 minuti di lettura

Cinque milioni di euro recuperati a fronte di un’evasione fiscale stimata in quasi 107 miliardi all’anno. È il risultato della collaborazione tra i Comuni italiani e l’Agenzia delle Entrate nel 2024, secondo un approfondimento dell’Ufficio studi della Cgia. Una cifra che restituisce la distanza tra le dimensioni dell’infedeltà fiscale e il contributo delle amministrazioni locali, chiamate a individuare e segnalare possibili irregolarità sul proprio territorio. A partecipare sono stati appena 304 Comuni su poco meno di 7.900, pari al 3,8% del totale. Le somme recuperate hanno garantito alle amministrazioni coinvolte circa 2,5 milioni di euro, grazie alla quota del 50% riconosciuta dalla normativa. Un importo che la Cgia considera pressoché insignificante rispetto alle risorse sottratte ogni anno all’Erario.

Un sistema di incentivi cambiato più volte

Il meccanismo consente ai Comuni di trasmettere all’Agenzia delle Entrate segnalazioni qualificate su presunti casi di evasione relativi a Irpef, Ires, Iva e imposte di registro, ipotecarie e catastali. In cambio, gli enti locali ricevono una percentuale delle somme accertate grazie alle informazioni fornite. Nel tempo, però, la quota ha subito numerose modifiche. Inizialmente fissata al 30%, è salita al 50% nel 2011, per raggiungere il 100% tra il 2012 e il 2021. Dal 2022 è stata nuovamente dimezzata, mentre dal 2026 è previsto il ritorno alla quota integrale.

Un’alternanza che, secondo la Cgia, non favorisce la continuità delle politiche di contrasto all’evasione. Resta soprattutto il dato della scarsa partecipazione: anche a fronte della possibilità di ottenere risorse aggiuntive, la quasi totalità delle amministrazioni comunali non ha utilizzato questo strumento.

Un’evasione da 107 miliardi

Il contributo dei Comuni assume un peso ancora più ridotto se confrontato con la diffusione dell’irregolarità fiscale ed economica nel Paese. L’Ufficio studi della Cgia stima che ogni anno sfuggano al Fisco quasi 107 miliardi di euro, ai quali si affianca il fenomeno del lavoro nero, che coinvolge circa 2,6 milioni di persone. Anche l’abusivismo edilizio costituisce un elemento rilevante. Gli ultimi dati disponibili indicano un’incidenza nazionale del 15%, con punte vicine al 50% nel Mezzogiorno. Un fenomeno che, a differenza di altre forme di evasione più difficili da individuare, può manifestarsi attraverso la presenza di fabbricati realizzati senza le necessarie autorizzazioni.

Proprio su questo aspetto si concentra una delle riflessioni più critiche della Cgia. Se l’individuazione di redditi non dichiarati richiede verifiche complesse, la presenza di edifici abusivi sul territorio pone interrogativi sulla capacità delle amministrazioni di rilevare e segnalare situazioni irregolari.

Genova prima per incassi

La distribuzione delle somme riconosciute ai Comuni mostra differenze marcate. In base alle segnalazioni del 2024, Genova ha ottenuto nel 2025 il contributo più elevato, pari a 406.838 euro. Alle sue spalle si collocano Milano con 376.499 euro, Prato con 170.122 e Torino con 113.888 euro. Tra le prime dieci amministrazioni figurano anche due centri della provincia milanese, Cernusco sul Naviglio e Trezzo sull’Adda, che hanno incassato rispettivamente 40.534 e 39.539 euro.

Il quadro cambia nel Mezzogiorno, dove gli importi risultano particolarmente contenuti. Napoli ha ricevuto 834 euro, Palermo 738, Catania 530 e Ragusa appena 84 euro. Nessuna somma, invece, per Avellino, Bari, Brindisi, Caltanissetta, Foggia, Trapani e Vibo Valentia, una circostanza che, secondo la CGIA, lascia ipotizzare l’assenza di segnalazioni qualificate.

Al Sud soltanto 46 amministrazioni coinvolte

La limitata partecipazione delle amministrazioni meridionali emerge anche dai dati complessivi. Dei 304 Comuni che hanno ottenuto nel 2025 un contributo per le segnalazioni effettuate l’anno precedente, soltanto 46 appartengono al Mezzogiorno. La Sicilia ne conta 13 su 391, la Calabria 10 su 404, la Sardegna 9 su 377 e la Campania 8 su 550. Numeri ancora più contenuti in Molise, con 3 amministrazioni su 136, in Puglia, con 2 su 257, e in Abruzzo, dove soltanto un Comune su 305 ha beneficiato del meccanismo.

Le segnalazioni provenienti dal Sud hanno consentito al Fisco di recuperare complessivamente 178.922 euro, appena il 3,6% del totale nazionale. Alle amministrazioni interessate sono tornati 89.461 euro, corrispondenti alla metà delle somme accertate.

Uffici senza personale

Dietro la scarsa adesione non ci sono soltanto le scelte delle amministrazioni. La Cgia richiama le difficoltà operative dei Comuni, spesso alle prese con organici ridotti e personale privo di una preparazione specifica in materia fiscale. Una segnalazione qualificata, infatti, non può limitarsi a un sospetto generico. Deve contenere informazioni precise, dati identificativi e circostanze utili a ricostruire il presunto comportamento evasivo o elusivo. Un’attività che richiede competenze investigative e una formazione mirata, che secondo l’associazione dovrebbe essere assicurata dalla stessa amministrazione finanziaria.

Anche dove queste professionalità sono disponibili, vengono spesso impiegate nel recupero delle entrate comunali, dall’Imu alla Tari, fino alla Tosap e alle imposte sulla pubblicità e di soggiorno. Tributi che restano esclusi dal sistema delle segnalazioni all’Agenzia delle Entrate preso in esame dalla Cgia.

Il timore di perdere consenso elettorale

Alle difficoltà organizzative si aggiunge un’altra possibile spiegazione, sulla quale la Cgia invita a riflettere: il peso del consenso elettorale nelle scelte degli amministratori locali. Secondo l’associazione, il contrasto all’evasione, al lavoro irregolare e all’abusivismo potrebbe risultare poco conveniente sul piano politico per alcuni sindaci, soprattutto nei contesti in cui determinate situazioni di irregolarità trovano una forma di tolleranza sociale.

L’ipotesi è che il timore di compromettere il rapporto con una parte dell’elettorato possa frenare l’attività di controllo, anche quando gli enti dispongono degli strumenti necessari per intervenire.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo modulo raccoglie il tuo nome, la tua email e il tuo messaggio in modo da permetterci di tenere traccia dei commenti sul nostro sito. Per inviare il tuo commento, accetta il trattamento dei dati personali mettendo una spunta nel apposito checkbox sotto:

Potrebbero interessarti