Israele ha disposto la cessazione delle attività del consolato britannico a Gerusalemme a partire da oggi, 8 ottobre. Ad annunciarlo è stato il Ministro degli Esteri Gideon Sa’ar, che ha confermato l’attuazione delle misure comunicate un mese fa in risposta alla decisione del Regno Unito di imporre sanzioni sui prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani e alle accuse di “pulizia etnica” nei confronti dei palestinesi. Il provvedimento segna un nuovo momento di tensione nei rapporti diplomatici tra i due Paesi, pur senza interrompere completamente i canali di cooperazione. “Il console generale e 20 diplomatici (incluso il console generale stesso) stanno concludendo i loro incarichi e lasceranno Israele”, ha dichiarato Sa’ar. L’edificio che ospitava la rappresentanza diplomatica resterà di proprietà del governo britannico, ma non potrà più svolgere le funzioni consolari. Le autorità israeliane hanno comunque autorizzato Londra a mantenere nella struttura una presenza ridotta. “Abbiamo autorizzato il governo britannico a mantenere all’interno della struttura, che da oggi non opera più come consolato, una task force composta da soli sette diplomatici, con un ambito di attività molto limitato”, ha precisato il Ministro.
Stop alle attività britanniche a Gaza e in Cisgiordania
La chiusura si accompagna ad altre decisioni già annunciate lo scorso settembre. Israele ha disposto l’espulsione dei rappresentanti britannici dal centro internazionale di aiuti per Gaza situato a Kiryat Gat e la cessazione delle attività di addestramento delle forze dell’Autorità nazionale palestinese in Cisgiordania condotte dal Regno Unito. Entra inoltre in vigore il divieto di ingresso nel territorio israeliano per 12 funzionari eletti e altri cittadini britannici che, secondo le autorità israeliane, risultano coinvolti in attività antisemite e anti-israeliane oppure negano il diritto dello Stato di Israele a esistere.
“Crediamo nel dialogo”
Nonostante le restrizioni, Sa’ar ha ribadito la volontà di mantenere aperto il confronto diplomatico con Londra, pur esprimendo una valutazione critica sui rapporti con l’attuale esecutivo britannico. “Crediamo nel dialogo e continueremo a perseguirlo. Purtroppo, negli ultimi anni non vi è stato un dialogo autentico con il governo laburista”, ha affermato il ministro, che ha comunque riconosciuto l’importanza dei legami bilaterali, soprattutto nei settori della sicurezza e dell’intelligence. Il responsabile della diplomazia israeliana ha sottolineato come la collaborazione tra i due Paesi abbia prodotto risultati concreti anche nella protezione dei cittadini britannici. “Il rapporto tra Israele e Regno Unito è importante e ha dimostrato più volte il proprio valore, anche nella tutela della vita e degli interessi dei cittadini britannici”, ha dichiarato. A sostegno delle sue parole ha richiamato un recente episodio relativo alla sicurezza del territorio britannico: “Solo di recente, Israele ha fornito al Regno Unito informazioni cruciali relative al caso del tentato attacco alla base della Raf a Fairford”.
Le intese per evitare nuove misure
Sa’ar ha infine riferito che, parallelamente all’attuazione dei provvedimenti, sono state raggiunte intese volte a salvaguardare gli interessi israeliani. “Abbiamo raggiunto intese che tutelano gli interessi di Israele. In conformità con tali intese, non verranno adottate misure contro Israele a seguito dell’attuazione delle decisioni prese”, ha specificato.





