Una votazione interna del Partito Verde britannico ha acceso un confronto politico e culturale nel Regno Unito, provocando dure reazioni da parte di organizzazioni ebraiche e del governo israeliano.
Al centro della controversia vi è una mozione approvata durante il congresso del partito che definisce il sionismo come un progetto politico di carattere etnonazionalista e lo classifica come una forma di razzismo. La proposta è stata approvata con 1.022 voti favorevoli e 813 contrari.
Il testo ribadisce inoltre il sostegno del partito alla creazione di un unico Stato democratico nell’intero territorio storico della Palestina e rinnova la richiesta al governo britannico di interrompere ogni commercio di armi con Israele.
La decisione ha suscitato forti critiche. Diverse organizzazioni ebraiche britanniche hanno accusato il partito di aver adottato una posizione discriminatoria nei confronti di una parte significativa della loro comunità. Secondo tali gruppi, il sionismo rappresenta per molti ebrei il principio dell’autodeterminazione nazionale del popolo ebraico, elemento strettamente legato alla nascita dello Stato di Israele nel XX secolo.
Per alcuni movimenti politici il sionismo è un’ideologia nazionale che sostiene il diritto degli ebrei ad avere uno Stato proprio. Per altri rappresenta invece un progetto politico che avrebbe contribuito all’esclusione o alla marginalizzazione della popolazione palestinese.
Tra i sostenitori della mozione vi sono esponenti che collegano la scelta alle conseguenze umanitarie del conflitto tra Israele e Hamas. Secondo questa corrente interna, le sofferenze subite dalla popolazione palestinese renderebbero necessario un riesame critico delle basi ideologiche e politiche che hanno accompagnato la formazione e l’evoluzione dello Stato israeliano.
Il governo israeliano ha accusato i Verdi di legittimare posizioni ostili all’esistenza di Israele e ha invitato le altre forze politiche britanniche a prendere le distanze dal voto. I dirigenti del Partito Verde hanno replicato sostenendo che la tutela dei diritti dei palestinesi e quella dei cittadini ebrei non siano in contraddizione. Secondo la leadership, criticare le azioni del governo guidato da Benjamin Netanyahu non significa mettere in discussione i diritti della popolazione ebraica.





