«Adelante Pedro, con juicio». Risuona tutto il senso della celebre frase dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni nella decisione del Premier spagnolo Pedro Sanchez di convocare elezioni anticipate e sottoporsi al giudizio degli elettori, dopo la bocciatura in Parlamento dei decreti sull’edilizia abitativa che ha segnato la rottura della coalizione di governo. «Dopo aver informato il Capo dello Stato, Re Felipe VI, ho deciso di convocare un Consiglio dei ministri straordinario questa mattina per sciogliere le Cortes e convocare elezioni generali, che si celebreranno domenica 29 novembre», ha annunciato Sanchez in una dichiarazione istituzionale dal Palazzo della Moncloa.
Il Premier ha scelto la prima delle possibili finestre temporali, quella del 29 novembre, nella settimana della Giornata contro la violenza di genere. Una scelta che tiene conto anche del peso assunto dal voto femminile nel successo della sinistra alle ultime elezioni. Agire rapidamente consente inoltre al leader socialista di sfruttare l’onda politica legata alla crisi abitativa. Sul percorso verso le urne pesa, tuttavia, un’incognita: la riorganizzazione dell’area politica di Sumar, il cosiddetto Fruente Amplio, è ancora agli inizi e avrebbe bisogno di più tempo per mobilitare l’intero arco della sinistra e puntare a costruire una maggioranza alternativa a quella di Pp e Vox.
La sconfitta sui decreti per la casa
L’annuncio è arrivato dopo un fine settimana di riflessione seguito alla pesante sconfitta parlamentare del governo e alla bocciatura dei due decreti legge varati dall’esecutivo per affrontare la crisi abitativa. I provvedimenti sono stati respinti anche per il voto contrario di Uniti per la Catalogna, che si è schierato insieme al Partito popolare e a Vox. Un passaggio che ha messo ulteriormente in evidenza le difficoltà dell’esecutivo nel trovare una maggioranza parlamentare stabile.
Nel corso del fine settimana Sanchez ha mantenuto contatti con i ministri e con i vertici del Partito socialista, mentre all’interno della formazione socialista sono aumentate le voci favorevoli a un ritorno alle urne.
Legislatura chiusa in anticipo
Con la decisione annunciata oggi, Sanchez mette quindi fine alla legislatura con largo anticipo rispetto alla sua scadenza naturale, prevista nel 2027, e affida agli elettori il compito di determinare la nuova composizione del Congresso e il futuro del governo spagnolo. Una scelta con cui il premier punta a trasformare la crisi parlamentare in un nuovo confronto elettorale, chiedendo direttamente agli spagnoli di esprimersi sulla prosecuzione della sua esperienza di governo.
«Abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare per difendere gli interessi degli spagnoli», ha affermato il premier nel tracciare, dal Palazzo della Moncloa a Madrid, un bilancio del suo ultimo governo. Durante il mandato, ha rivendicato Sanchez, si è «ridotta la disuguaglianza», mentre l’economia spagnola «è stata quella che è cresciuta di più in Europa».





