Donzelli rilancia il filo politico che attraversa Dc, il fondatore di FI e l’attuale maggioranza. Catone guarda all’area moderata, Rotondi: “Costruire una stagione lunga”
Il Centro non come spazio geometrico tra Destra e Sinistra, né come contenitore da riempire alla vigilia delle elezioni, ma come cultura politica fondata su famiglia, lavoro, libertà e senso dello Stato. Giorgia Meloni sceglie l’ultima giornata del convegno di Saint-Vincent per indicare la rotta del Centrodestra verso il prossimo appuntamento con le urne e rivendicare il legame tra l’attuale maggioranza e una parte della tradizione politica che ha attraversato la storia repubblicana.
Il videomessaggio del Presidente del Consiglio è il passaggio centrale della giornata conclusiva di «Il partito italiano, dalla Dc a Berlusconi a Meloni», il convegno nato dal libro di Gianfranco Rotondi e ospitato da venerdì a ieri a Saint-Vincent. L’iniziativa si è svolta con il patrocinio del Comune di Saint-Vincent e in partnership con La Discussione, riunendo rappresentanti delle istituzioni, ministri, parlamentari ed esponenti dell’area moderata e democristiana.
“Saint-Vincent punto fermo della politica italiana”
Meloni parte dalla storia dell’appuntamento valdostano: «È diventato un punto fermo della politica italiana», le sue prime parole. Un luogo che «ha attraversato la Prima e la Seconda Repubblica, ha visto nascere e tramontare partiti, leader, leggi elettorali, legislature» e che, nel corso degli anni, ha custodito «una cultura politica nella quale la maggioranza degli italiani si è riconosciuta per molto tempo». Il Premier segna subito la distanza della propria formazione personale da quella tradizione: «Io non vengo da questa storia, non ho la pretesa di raccontarla meglio di chi l’ha vissuta». Ma riconosce alla Democrazia Cristiana il ruolo avuto per decenni nella vita del Paese e soprattutto la capacità di costruire una rappresentanza larga. La Dc, ricorda, è stata «il partito di Governo per eccellenza, il più duraturo della storia repubblicana» e la sua forza nasceva dalla capacità di interpretare «un grande blocco popolare».
Un blocco che, sottolinea Meloni, «voleva stare in Occidente, dalla parte della libertà, della democrazia», mentre una parte della politica italiana guardava «verso modelli che promettevano uguaglianza e producevano oppressione». È da quella storia che la presidente del Consiglio muove per arrivare alla nascita del centrodestra e alla sua evoluzione. «Quando la Dc è finita i suoi eredi hanno preso strade diverse», osserva. Nel libro, prosegue, Rotondi racconta il percorso di chi scelse il centrodestra, definendolo con la formula del «partito italiano»: «Un mondo che ha cambiato forma ma che è rimasto il punto di riferimento di tanti italiani popolari, conservatori, patriottici e liberali». Anche grazie a quell’area, aggiunge, la coalizione nata oltre trent’anni fa «oggi esprime il governo più longevo della storia della Repubblica».
“Il centro non è stare a metà strada”
È sul futuro, però, che Meloni concentra il passaggio più politico del suo intervento. Con le elezioni all’orizzonte torna ciclicamente il dibattito sul Centro e sulla nascita di nuovi soggetti destinati a occuparne lo spazio. Il Primo Ministro respinge questa impostazione: «Come sempre, quando all’orizzonte ci sono le elezioni politiche si torna a parlare di Centro, di spazi da occupare, di nuovi contenitori politici, ma io credo che il Centro non sia un luogo dove stare a metà strada».
Per Meloni si tratta piuttosto di «una cultura fatta di famiglia, lavoro, libertà, senso dello Stato». E la rivendicazione riguarda direttamente l’azione dell’esecutivo: «Noi quella cultura l’abbiamo messa al centro dell’azione di Governo». Il filo tra passato e presente passa così dalle priorità indicate dal Presidente del Consiglio. L’Italia di oggi, riconosce, è profondamente diversa da quella nella quale nacquero i primi appuntamenti di Saint-Vincent, ma alcune domande attraversano le generazioni. Gli italiani, sostiene, chiedono a chi li rappresenta «di difendere l’interesse nazionale in Europa e nel mondo» e di costruire «uno Stato amico della famiglia, alleato di chi lavora e produce, intransigente con chi non rispetta le regole, attento ai più fragili, meritocratico».
«Questa è la visione che tiene unito il Centrodestra e il mandato che gli italiani ci hanno affidato quattro anni fa e che onoreremo fino all’ultimo». Un percorso nel quale il Premier riconosce anche il ruolo dell’area riunita a Saint-Vincent: «Lo faremo anche grazie al contributo prezioso di chi, come voi, è erede di una storia antica che sa ancora guardare al futuro».
“Quel popolo esiste ancora”
Il filo tra le diverse stagioni della politica italiana viene ripreso da Giovanni Donzelli nelle conclusioni. Il dirigente di Fratelli d’Italia parte dalla storia della Dc e attraversa l’esperienza del Popolo della Libertà per arrivare all’attuale fase politica. Il punto, nella sua lettura, non è la continuità delle sigle, ma quella di un elettorato che continua a riconoscersi in alcuni valori.
Donzelli individua questo popolo in chi chiede «la difesa della famiglia, dell’impresa, della libertà, della sicurezza». Una componente della società italiana che ha attraversato stagioni e leadership diverse e che, secondo il deputato, continua a rappresentare il terreno politico del Centrodestra.
Le idee di Silvio Berlusconi
Anche il ruolo di Silvio Berlusconi viene letto in questa chiave. Il fondatore di Forza Italia, sostiene Donzelli, non inventò il Centrodestra dal nulla, ma comprese una domanda già presente nel Paese e seppe offrirle una risposta e una casa politica. Quel popolo, aggiunge, resta anche quando cambiano i soggetti che lo rappresentano: «Cambieranno i partiti, cambieranno i leader», ma continuerà a esistere una comunità politica che cerca rappresentanza. Oggi, nel ragionamento di Donzelli, quella domanda trova il suo principale riferimento in Giorgia Meloni e in Fratelli d’Italia.
Catone: da Saint Vincent stagione proficua per Meloni e il Centrodestra
A riportare il confronto alla tradizione di Saint-Vincent è Giampiero Catone, Direttore de La Discussione: «Saint-Vincent è un rituale ormai da decenni», ricorda, richiamando le stagioni politiche che proprio da questi incontri hanno preso forma. L’auspicio espresso da Catone è che anche l’edizione 2026 possa aprire «una stagione proficua per il Centrodestra, proficua per la Meloni» e per il mondo moderato, centrista e democristiano. Al centro della sua riflessione c’è il «partito italiano», inteso non come riproposizione della vecchia Democrazia Cristiana, ma come possibile punto di incontro dell’area moderata del centrodestra.
Catone riconosce a Rotondi il ruolo di «suggeritore» politico svolto nel corso degli anni, anche accanto a Berlusconi, e richiama la stagione del Popolo della Libertà. Il «partito italiano», nella sua lettura, può rappresentare una costruzione capace di tenere insieme sensibilità moderate e concrete, con attenzione allo sviluppo delle imprese, dei cittadini e delle aziende.
Rotondi: “Una continuità dalla Dc a Berlusconi e Meloni”
È infine Gianfranco Rotondi a ricomporre il significato politico dei tre giorni. Saint-Vincent, ricorda, è un convegno che resiste dagli anni Settanta e che ha attraversato le trasformazioni della Democrazia Cristiana, l’incontro con il berlusconismo e ora la fase guidata da Meloni: «Quel che noi portiamo nel Centrodestra è la traccia e la continuità del partito italiano che va dalla Democrazia Cristiana al Centrodestra, Berlusconi e Meloni». Una funzione che, secondo Rotondi, non si misura soltanto con i voti raccolti direttamente dalla sua formazione, ma con la capacità di parlare a un elettorato più ampio. Il compito è spiegare al mondo democristiano «le ragioni per le quali abbiamo scelto Giorgia Meloni» e quanto realizzato dal Premier abbia rafforzato quella scelta. La prospettiva è già quella della prossima legislatura. Rotondi parla della necessità di dare alla forza politica che guida la coalizione una «longevità» capace di andare oltre l’attuale mandato e indica la scommessa: replicare la vittoria e costruire «una base di continuità solida del Centrodestra formato Meloni». L’obiettivo dichiarato è una stagione di governo lunga, sostiene Rotondi, che affida al libro anche una funzione politica: non soltanto un volume da presentare, ma uno strumento per alimentare il confronto. Il partito italiano sarà portato nelle province italiane proprio per proseguire la discussione iniziata a Saint-Vincent e aiutare l’elettorato di tradizione democristiana a ritrovare, nelle parole del suo autore, la traccia di una continuità che dalla Dc passa per Berlusconi e arriva oggi a Meloni.

















