“Aura farming battle”, la nuova sfida dei ragazzi a colpi di “carisma”

Dalle piazze latinoamericane ai parchi italiani ora i ragazzi si affrontano a colpi di pose, sguardi e meme per conquistare il pubblico. L’“aura farming” trasporta una generazione cresciuta online nella socialità reale, ironia e bisogno di riconoscimento
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Per decenni le battle tra ragazzi, che fossero di danza o di rap, a colpi di rime o di mosse a ritmo della musica, hanno dominato l’immaginario collettivo. Oggi questo modello si è adattato alla generazione più giovane trasformandosi nelle aura farming battle, ovvero sfide a colpi di sguardi, pose, movenze, meme e gesti diventati virali sui social. Si tratta di competizioni che vedono protagonisti ragazzi e ragazze riuniti nelle piazze e nei parchi delle città, circondati da un pubblico che è anche giudice e che decreta chi possiede più “aura”. Per inventare le pose i giovani si ispirano a meme virali, pose iconiche dei personaggi dei videogiochi, esultanze celebri dei calciatori o atteggiamenti e sguardi sicuri esibiti dai personaggi di tendenza online. Non servono parole o forza fisica quanto carisma, ironia e sicurezza nell’esibirsi in pubblico, in pose che posso sembrare ridicole per chi non conosca il riferimento culturale. Il fenomeno si è sviluppato in America Latina nel corso dell’estate e oggi registra le prime manifestazioni anche in Spagna e in Italia. Non mancano, inoltre, i video sui social che mostrano i ragazzi sfidarsi, ma anche utenti che commentano le battle o che cercano qualcuno contro cui competere.

L’origine del termine

Nel linguaggio delle generazioni più giovani avere “aura” significa possedere carisma, essere cool. Il termine farming, invece, arriva dal mondo dei videogiochi e indica la ripetizione di azioni che consentono di accumulare punti. In questo caso, quindi, si ottengono punti che vanno ad aumentare la propria aura. Tra le mosse più iconiche figurano il mewing, ovvero l’atto di premere la lingua sul palato per definire la mascella, il gesto del meme 6-7, la dab e molte altre ancora. Vince chi riesce a essere più cool e disinvolto agli occhi del pubblico.

Occupare lo spazio reale

A differenza delle tendenze che abbiamo visto nascere e morire velocemente negli ultimi anni questa si lega al racconto di una parte di generazione che lascia sperare che ciò che arriva dai social network non sia necessariamente pericoloso o dannoso per la vita di un giovane. L’aspetto più rivoluzionario è l’abbandono delle proprie camerette per occupare lo spazio pubblico. Si abbandonano gli schermi dei telefoni per ritrovarsi in piazze e parchi, che tornano a essere luoghi di aggregazione collettiva. I giovani riscoprono così la dimensione esterna e si trovano a fare i conti con lo spazio che occupano nel mondo fisico e non in quello digitale. Le relazioni che si creano sono reali e concrete, non basate esclusivamente su uno scambio di messaggi, like e commenti. Si torna così a percepire il bisogno umano di appartenenza.

Le implicazioni psicologiche

A confermare questa caratteristica è anche la psicologa Diane Rodríguez, che nell’articolo “Aura Farming: A Psychosocial Analysis of an Emerging Trend Among Latin American Gen Z” evidenzia come il fenomeno rappresenti la manifestazione della necessità psicologica dei giovani di appartenere a qualcosa, di essere riconosciuti e di costruirsi una propria identità. Inoltre, le battles si rivelano utili anche nella loro natura di palestre di autoironia. Imparare a stare al gioco e ridere di sé davanti agli altri allena la capacità di non prendersi troppo sul serio, una qualità fondamentale nella vita adulta.

Nonostante l’apparente stranezza di queste sfide non si può fare a meno di notare la loro differenza rispetto alle numerose challenge presenti sui social degli adolescenti, che hanno causato incidenti, autolesionismo e comportamenti rischiosi. Le aura battle non si fondano sul pericolo fisico e non prevedono pratiche estreme o azioni che mettano a rischio l’incolumità dei partecipanti. Si tratta di competizioni più che altro simboliche, basate sulla presenza scenica e sull’interazione sociale. Non è più il rischio il protagonista dello spettacolo, ma è la persona stessa.

Il lato nascosto

Come ogni fenomeno che prevede la messa in scena della propria identità, anche queste sfide possiedono delle criticità, sebbene non tanto sul piano fisico quanto su quello psicologico. Diverse inchieste e studi mostrano, infatti, che porsi davanti ai propri coetanei significa inevitabilmente esporsi al loro sguardo e giudizio. Quando il valore personale viene misurato attraverso l’approvazione del gruppo il confine tra gioco e dipendenza dalla validazione esterna diventa molto labile. Senza contare che la diffusione online di queste sfide può favorire episodi di cyberbullismo, soprattutto nel caso di errori da parte dei partecipanti. Tuttavia, al netto delle inevitabili derive digitali, le aura farming battle ci ricordano che i ragazzi hanno ancora bisogno di incontrarsi dal vivo e di non sentirsi isolati.

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