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Iran, diplomazia in stallo e tensione sul volo Flydubai

giovedì, 1 Ottobre 2026
3 minuti di lettura

La guerra tra Stati Uniti e Iran resta sospesa tra diplomazia e rischio di una nuova escalation. Le autorità iraniane hanno dichiarato di aver ricevuto la risposta formale di Washington alla proposta di Teheran per porre fine al conflitto, precisando che gli Stati Uniti hanno presentato una nuova proposta. I contenuti non sono stati resi pubblici.

Sul fronte diplomatico, tuttavia, i segnali restano negativi. Secondo Axios, che cita tre fonti a conoscenza dei colloqui, gli sforzi del Qatar per avvicinare le posizioni di Washington e Teheran hanno prodotto finora pochi risultati. Nessuna delle due parti sarebbe disposta a compiere concessioni significative. Lo stallo alimenta il timore che il confronto militare possa riprendere.

Secondo Axios, alcuni funzionari statunitensi ritengono possibile che Donald Trump possa ordinare una nuova fase di operazioni militari su larga scala dopo le elezioni di midterm. Si tratta di una valutazione attribuita a fonti informate sui colloqui e non di una decisione annunciata dalla Casa Bianca.

Intanto la tensione cresce nello Stretto di Hormuz, dove l’Iran afferma di aver intrapreso azioni contro alcune imbarcazioni in transito. Il portavoce dei Guardiani della Rivoluzione, HosseinMohebi, ha dichiarato che alcune navi dirette verso lo Stretto sono state prese di mira e che il passaggio di alcune piccole imbarcazioni è stato bloccato. «Da 24 ore sono in corso scontri militari nello Stretto di Hormuz», ha affermato alla televisione di Stato, aggiungendo che gli Stati Uniti si sarebbero finora astenuti dal rispondere alle iniziative iraniane.

Il rischio di un’interruzione della navigazione ha già conseguenze sui mercati. A New York il petrolio sale dell’1,35%, a 90,59 dollari al barile. Hormuz rappresenta uno dei principali snodi mondiali per il traffico energetico e qualsiasi limitazione prolungata del transito può tradursi in una maggiore pressione sui prezzi.

Sul piano diplomatico, il Qatar continua a svolgere un ruolo di mediazione. Il primo ministro Mohammed bin Abdulrahman Al Thani ha avuto un colloquio telefonico con il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty. Al centro della conversazione ci sono stati gli sforzi congiunti per ridurre le tensioni regionali, con particolare attenzione alla sicurezza dello Stretto. Doha ha ribadito il sostegno a una soluzione diplomatica in grado di garantire la libertà di navigazione.

Parallelamente, l’Arabia Saudita ha preso le distanze dalle indiscrezioni su un possibile avvicinamento a Israele. Un funzionario saudita ha negato all’AFP che rappresentanti di Riad abbiano partecipato domenica ad Abu Dhabi a un incontro tra il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente degli Emirati Arabi Uniti Mohammed bin Zayed.

Secondo i media israeliani, rappresentanti sauditi avrebbero preso parte a un successivo incontro allargato nel quale sarebbero stati discussi la cooperazione sulla sicurezza, l’Iran, gli Houthi dello Yemen e i sistemi di difesa regionali. Riad smentisce. «Nessun incontro ufficiale, nessuna discussione, assolutamente nulla», ha dichiarato il funzionario saudita, ribadendo che la posizione del regno nei confronti di Israele «rimane invariata».

A complicare ulteriormente il quadro è l’incidente avvenuto a bordo del volo Flydubai FZ1073, partito da Dubai e diretto a TelAviv. Secondo le ricostruzioni diffuse dalle autorità israeliane e dai media, il copilota avrebbe aggredito con un’arma da taglio il comandante tentando di assumere il controllo dell’aereo. Il velivolo, con circa 180 persone a bordo, ha dichiarato un’emergenza ed è stato successivamente dirottato verso l’Arabia Saudita, dove è atterrato a Tabuk.

Tutti i passeggeri sono rimasti illesi. Il comandante e il copilota sono stati ricoverati in ospedale. Secondo i media israeliani, alcuni passeggeri, tra cui un addetto alla sicurezza israeliano che si trovava a bordo, avrebbero contribuito a neutralizzare l’aggressore. Netanyahu ha definito l’episodio «un incidente di sicurezza estremamente grave» e ha confermato che il presunto assalitore è stato arrestato dalle autorità saudite.

Israele indaga sull’ipotesi di un attentato terroristico e valuta anche un possibile coinvolgimento iraniano. Al momento, tuttavia, non sono stati resi pubblici elementi che consentano di attribuire l’azione a Teheran. Anche identità e motivazioni del copilota restano oggetto di accertamento.

L’episodio ha avuto immediate ripercussioni. La ministra israeliana dei Trasporti Miri Regev ha chiesto la sospensione dei voli Flydubai verso Israele durante le indagini. Netanyahu ha convocato un vertice con i responsabili della sicurezza e dell’aviazione. I passeggeri israeliani rimasti a Tabuk hanno inoltre manifestato la volontà di non ripartire con un altro volo della compagnia.

In poche ore, quindi, tre dossier si sono sovrapposti: la trattativa tra Washington e Teheran, la crisi dello Stretto di Hormuz e la crescente tensione sul fronte della sicurezza israeliana. La diplomazia resta aperta, ma il margine per evitare una nuova escalation appare sempre più legato alla capacità dei mediatori regionali di mantenere aperti i canali di comunicazione.

Paolo Falconio

Paolo Falconio

Membro del Consejo Rector de Honor e conferenziere de la Sociedad de Estudios Internacionales (SEI)

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