Riportare in vita il mammut lanoso si sta rivelando molto più complicato del previsto. Quello che fino a poco tempo fa sembrava un obiettivo raggiungibile nell’arco di pochi anni si è trasformato in una delle più ambiziose sfide biotecnologiche del nostro tempo, al punto che gli scienziati coinvolti nel progetto stanno facendo sempre più affidamento sull’intelligenza artificiale per accelerare la ricerca.
L’azienda statunitense Colossal Biosciences, con sede a Dallas, lavora da anni a un piano per ricreare il celebre gigante dell’era glaciale partendo dal DNA recuperato da resti di mammut conservati nel permafrost siberiano. L’obiettivo non è quello di clonare direttamente un animale estinto, ma di modificare geneticamente l’elefante asiatico affinché sviluppi le principali caratteristiche che rendevano unico il mammut, come il mantello folto, la resistenza alle basse temperature e alcune particolarità anatomiche. In passato i responsabili dell’iniziativa avevano ipotizzato di poter vedere i primi esemplari entro pochi anni.
Oggi, però, le previsioni sono state riviste. Secondo il management dell’azienda, la nascita dei primi mammut ricreati potrebbe avvenire soltanto nei primi anni del prossimo decennio, segno che il percorso scientifico si è rivelato più complesso del previsto. Una delle maggiori difficoltà riguarda il numero di modifiche genetiche necessarie. Inizialmente i ricercatori ritenevano che sarebbe bastato intervenire su circa sessanta geni dell’elefante per ottenere un profilo biologico sufficientemente simile a quello del mammut.
Gli studi più recenti hanno però mostrato che il numero reale potrebbe superare le centocinquanta modifiche, aumentando notevolmente il livello di complessità dell’intero progetto. Paradossalmente, il lavoro si è dimostrato più impegnativo di altre iniziative di de-estinzione portate avanti dalla stessa azienda. Ogni nuova scoperta rivela infatti dettagli sconosciuti sul patrimonio genetico di mammut ed elefanti. I ricercatori stanno identificando con maggiore precisione quali geni controllassero caratteristiche specifiche, come la dimensione delle orecchie, l’adattamento al freddo e altri tratti distintivi dell’animale preistorico.





