Il confronto sulla nuova legge elettorale ha riportato al centro del dibattito politico la parola «capocrazia», definita come concentrazione del potere nelle mani del capo di un partito. Michele A. Cortelazzo, linguista e accademico della Crusca, ne ha ricostruito storia e diffusione nella rubrica «Le parole della neopolitica» del magazine digitale di Treccani.
La storia del termine
Il termine è stato utilizzato per la prima volta in un editoriale del costituzionalista Michele Ainis pubblicato su «la Repubblica» il 24 settembre 2017. Dal 2024 ha acquisito maggiore diffusione e, secondo la ricostruzione, è comparso fino a oggi in 80 articoli di quotidiani.
Il dibattito politico
La parola è stata impiegata da esponenti dell’opposizione, tra i quali Tino Magni, Peppe De Cristofaro, Enrico Borghi, Cecilia D’Elia e Daniele Manca. È stata poi ripresa da esponenti della maggioranza per contestarne l’uso. Cinzia Pellegrino ha criticato il ricorso ai neologismi, mentre Lucio Malan e la ministra Maria Elisabetta Alberti Casellati sono intervenuti per respingere questa lettura della proposta elettorale.





