Il primo ministro nepalese Balendra Shah ha invocato un sostegno internazionale «basato su sovvenzioni» durante il suo intervento all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, chiedendo alla comunità globale di aiutare il Paese a riprendersi dalla devastante alluvione glaciale che ha ucciso almeno 1.450 persone e lasciato migliaia di dispersi.
Shah ha spiegato che le esigenze di ricostruzione equivalgono a circa il 10% del PIL nazionale, una cifra che il Nepal non può affrontare ricorrendo a nuovo debito.
«Quando un disastro climatico distrugge le infrastrutture di un Paese povero, la risposta non può essere un altro mega-prestito o una manciata di piccoli aiuti», ha dichiarato, sottolineando che i Paesi vulnerabili non dovrebbero essere costretti a indebitarsi ulteriormente per ricostruire ciò che il cambiamento climatico ha distrutto.
Shah ha chiesto una cooperazione più stretta tra Nepal, India e Cina per creare un meccanismo himalayano dedicato alla condivisione dei dati satellitari, al monitoraggio dei laghi glaciali, al rafforzamento dei sistemi di allerta precoce e al coordinamento delle risposte ai disastri lungo le aree di confine.
La tragedia, ha detto, è un «avvertimento» sui rischi crescenti che il riscaldamento globale sta imponendo alle comunità montane.
Il crollo del ghiacciaio, avvenuto a fine agosto vicino al confine con la Regione Autonoma del Tibet, ha generato frane e una colossale onda di piena che ha spazzato via strade, ponti, scuole, case e mezzi di sostentamento, interrompendo anni di progressi nello sviluppo.
Le operazioni di ricerca continuano, con oltre 6.000 persone ancora disperse, molte delle quali, ha ammesso Shah, potrebbero non essere mai ritrovate.
Questa settimana la Banca Mondiale ha messo a disposizione fino a 170 milioni di dollari in finanziamenti d’emergenza per sostenere la risposta immediata e avviare la ricostruzione. Ma per Kathmandu, la vera sfida sarà ottenere un impegno globale più ampio e strutturale, capace di affrontare l’impatto crescente dei disastri climatici sulle economie più fragili.





