Un’escursione si è trasformata in tragedia sull’isola di Sumatra, in Indonesia, dove almeno tre persone sono morte a causa dell’eruzione improvvisa del vulcano Marapi. L’esplosione, avvenuta nel primo pomeriggio di giovedì, ha sorpreso decine di escursionisti che si trovavano lungo i sentieri di alta quota, sollevando una colonna di cenere e gas che ha oscurato il cielo per chilometri. Le autorità locali hanno confermato che i corpi di tre vittime sono stati recuperati, mentre le squadre di soccorso continuano a cercare altri dispersi tra le pendici ricoperte di detriti vulcanici. Secondo il Centro indonesiano di vulcanologia, l’eruzione è stata preceduta da una serie di tremori sismici minori, ma non tali da far scattare un’allerta immediata.
Il Marapi, uno dei vulcani più attivi dell’arcipelago, aveva già mostrato segni di instabilità nelle settimane precedenti, con emissioni di gas e piccole esplosioni. Quando la nube di cenere ha raggiunto oltre 3.000 metri di altezza, molti escursionisti non hanno avuto il tempo di mettersi in salvo. I soccorritori, ostacolati da piogge acide e scarsa visibilità, hanno impiegato ore per raggiungere le aree più colpite. Alcuni sopravvissuti sono stati evacuati con ustioni e difficoltà respiratorie.
Le autorità hanno chiuso l’accesso al vulcano e dichiarato lo stato di emergenza, mentre il governo ha invitato la popolazione a mantenere la distanza di sicurezza di almeno cinque chilometri dal cratere. L’Indonesia, situata lungo l’“Anello di Fuoco” del Pacifico, ospita oltre 120 vulcani attivi e convive da sempre con il rischio di eruzioni improvvise. Ma la tragedia di Marapi riporta in primo piano la fragilità di un equilibrio naturale che, nonostante la sorveglianza costante, può spezzarsi in pochi istanti.






