Un eccesso di prescrizioni, il dubbio sulla appropriatezza degli esami, la carenza di personale. Così le liste d’attesa nella sanità pubblica si allungano, ma ora nel mirino sono finite quelle eccessive prescrizioni mediche, spesso dettate più da prudenza che da reali necessità cliniche. Esami richiesti anche quando non strettamente necessari alimentano un circolo vizioso fatto di overdiagnosi, spreco di risorse e ritardi per i pazienti che hanno effettivamente bisogno di cure tempestive.
Eccesso di Medicina difensiva
Alla base di questo fenomeno si è progressivamente affermata anche la cosiddetta “medicina difensiva”: la tendenza, da parte dei medici, a prescrivere più accertamenti del necessario per timore di contenziosi legali o denunce in caso di mancata prescrizione. Questo approccio ha finito negli anni per assecondare molte richieste dei pazienti, contribuendo in modo significativo all’aumento dell’inappropriatezza prescrittiva.
Lo studio delle “buone pratiche”
Per arginare e riportare al centro l’appropriatezza clinica, il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità stanno lavorando, insieme alle società scientifiche, alla definizione di un sistema strutturato di “buone pratiche”, ovvero Raccomandazioni di Buona Pratica Clinico-Assistenziale. L’obiettivo è fornire strumenti chiari e condivisi che aiutino i medici a orientare le decisioni prescrittive, riducendo gli esami inutili e alleggerendo la pressione sul sistema sanitario pubblico.
Aiutare la “prescrizione”
A sottolineare la centralità di questo intervento è stato il ministro Orazio Schillaci: “C’è un numero crescente di richieste di esami da parte dei cittadini e un tasso elevato di inappropriatezza: stiamo lavorando con l’Iss per aiutare nella prescrizione degli esami. A volte, purtroppo, lo dico da medico, è più facile accogliere una richiesta inappropriata da parte di un cittadino che respingerla”.
Le novità di Ministero e ISS
Le nuove raccomandazioni puntano proprio a supportare i professionisti nel compiere scelte più appropriate, anche quando ciò significa non assecondare richieste non giustificate.
Dall’ecografia addome completo alle risonanze, fino alla Pet per il tumore della prostata, sono già disponibili online una ventina di documenti operativi, destinati a medici di medicina generale, specialisti e sistemi di prenotazione.
Un uso più mirato
Si tratta di indicazioni pratiche pensate per promuovere un uso più mirato ed efficace degli esami diagnostici.
Nel caso dell’ecografia addominale completa, una delle prestazioni più richieste e frequentemente soggetta a overuse, le raccomandazioni evidenziano come l’esame non apporti beneficio clinico quando effettuato in assenza di un preciso sospetto diagnostico o ripetuto senza motivazione. In queste situazioni, oltre a risultare inutile, può diventare controproducente, portando alla scoperta di reperti occasionali che generano ulteriori accertamenti non necessari.
Utilizzo non coerente
Analoga attenzione riguarda la tomografia a emissione di positroni con radiofarmaci prostata-specifici (Pet Psma) per la diagnosi del tumore della prostata. Anche in questo ambito si registra un utilizzo crescente non sempre coerente con le evidenze scientifiche, con un ricorso eccessivo rispetto alle indicazioni che prevedono inizialmente l’impiego di tecniche di imaging convenzionali.
Rischio sovradiagnosi
Un uso non appropriato di questa tecnologia aumenta il rischio di sovradiagnosi, esercita ulteriore pressione sul sistema sanitario ed espone i pazienti a radiazioni evitabili.
Le “buone pratiche” in fase di definizione rappresentano quindi uno strumento chiave per invertire questa tendenza: non solo per ridurre gli esami inutili, ma anche per contrastare la medicina difensiva e ristabilire un equilibrio tra appropriatezza clinica, sostenibilità del sistema e tutela della salute dei cittadini.





