La Cina ha ripreso i voli diretti verso la Corea del Nord dopo sei anni di sospensione, segnando un nuovo capitolo nel graduale riavvicinamento tra i due Paesi. Il primo aereo passeggeri è decollato da Pechino nelle prime ore del mattino, accolto all’aeroporto di Pyongyang da funzionari nordcoreani e da una cerimonia che ha voluto sottolineare il valore politico dell’evento. La ripresa dei collegamenti aerei, interrotti nel 2020 a causa della pandemia e delle rigidissime misure di chiusura imposte dal regime, rappresenta un segnale di apertura che molti analisti interpretano come un tentativo di rilanciare l’economia nordcoreana, oggi in condizioni estremamente difficili.
Per la Cina, principale alleato e partner commerciale di Pyongyang, il ripristino dei voli è anche un gesto strategico: rafforza la cooperazione bilaterale in un momento di tensioni globali e consente di riattivare scambi economici e umanitari rimasti congelati per anni. Le autorità cinesi hanno parlato di “normale ripresa delle attività”, ma la scelta arriva mentre la Corea del Nord intensifica i test missilistici e ribadisce la propria linea di confronto con Stati Uniti e Corea del Sud.
Sul fronte nordcoreano, la riapertura dei cieli è stata presentata come una prova di stabilità e di fiducia nella gestione interna della pandemia, nonostante la mancanza di dati verificabili. Per molti cittadini, tuttavia, l’impatto sarà limitato: i voli resteranno sotto stretto controllo governativo e destinati principalmente a diplomatici, lavoratori stranieri selezionati e delegazioni ufficiali. La comunità internazionale osserva con cautela. Se da un lato la ripresa dei collegamenti potrebbe facilitare l’ingresso di aiuti e attenuare l’isolamento del Paese, dall’altro rischia di consolidare un regime che continua a sfidare le risoluzioni ONU.





