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Economia di prossimità, la risposta alla nuova instabilità globale

Analisi della Confartigianato: tra guerre, protezionismi e filiere frammentate cresce il ruolo strategico di artigiani e microimprese: 12,3 milioni di italiani scelgono prodotti a chilometro zero
venerdì, 20 Marzo 2026
1 minuto di lettura

In un contesto internazionale segnato da conflitti, tensioni geopolitiche e crescente frammentazione delle catene globali del valore, l’economia di prossimità torna ad assumere un ruolo centrale per la competitività dei territori e delle imprese artigiane. Lo sottolinea in una analisi la Confartigianato che osserva come: accanto ai grandi flussi del commercio mondiale si consolida infatti una dimensione economica fondata sulla vicinanza tra imprese, comunità e consumatori, dove assumono rilievo la qualità delle produzioni, le competenze del lavoro, le relazioni sociali e il valore identitario dei territori.

Le destabilizzazioni

Alla fase di “turbo-globalizzazione” dei primi anni Duemila si è progressivamente sovrapposto uno scenario caratterizzato da shock e instabilità: dalla crisi finanziaria del 2008 alla crisi dei debiti sovrani europei, dalla pandemia fino ai conflitti in Ucraina e in Medio Oriente. Un quadro aggravato dal ritorno di politiche protezionistiche e dall’aumento dei dazi, che stanno ridefinendo le filiere produttive e spingendo il commercio internazionale verso una crescente frammentazione in blocchi geopolitici.

Le attività del territorio

In questo scenario, evidenzia la Confartigianato, si rafforza il valore economico e sociale delle attività radicate nei territori. Micro e piccole imprese, insieme all’artigianato, rappresentano uno dei pilastri dell’economia di prossimità, in grado di generare valore attraverso produzioni locali di qualità, servizi alle comunità e cura dell’ambiente e del paesaggio.

La vocazione locale

I dati confermano una forte vocazione locale: il 64,9% delle micro e piccole imprese (3-49 addetti) individua i propri concorrenti nello stesso comune e il 52,8% all’interno della stessa regione. Tra le microimprese (3-9 addetti) questa dimensione è ancora più marcata, con il 69,7% che si confronta a livello comunale. Le imprese più strutturate (10-49 addetti) mostrano una maggiore apertura verso i mercati nazionali (43,4%) ed esteri (15,5%), pur mantenendo un forte radicamento territoriale.

Filiera corta e acquirenti

A sostenere questo sistema produttivo contribuisce una domanda diffusa di prodotti locali. Nel 2024 sono 12,3 milioni gli italiani che acquistano prodotti a chilometro zero, pari al 23,5% della popolazione sopra i 14 anni. La propensione è più elevata nel Mezzogiorno (29,8%), seguita dal Centro (21,8%) e dal Nord (19,8%). Tra le regioni spiccano Sardegna (41,2%), Puglia (35,7%) e Abruzzo (31,8%).

Piccole e micro imprese

In un mondo sempre più incerto, la prossimità si conferma dunque un fattore competitivo decisivo. Le micro e piccole imprese e l’artigianato dimostrano come qualità del lavoro, radicamento territoriale e relazioni con le comunità possano rafforzare la resilienza e la tenuta dell’economia reale.

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