Taiwan ha denunciato una nuova e imponente incursione dell’aviazione cinese attorno all’isola, parlando di una delle più vaste operazioni aeree degli ultimi mesi. Il Ministero della Difesa di Taipei ha rilevato decine di velivoli militari, tra caccia, bombardieri e droni da ricognizione, entrati nella zona di identificazione di difesa aerea. Le forze armate taiwanesi hanno risposto attivando sistemi di monitoraggio, facendo decollare aerei da pattugliamento e dispiegando unità navali per seguire i movimenti della flotta cinese. Secondo le autorità taiwanesi, l’operazione rientra nella strategia di “pressione militare continua” adottata da Pechino, che considera l’isola parte del proprio territorio e non esclude l’uso della forza per riportarla sotto il proprio controllo.
Negli ultimi anni, le incursioni sono diventate più frequenti e più complesse, con formazioni aeree che simulano attacchi coordinati e attraversano linee non scritte dello Stretto. Taipei denuncia che queste manovre mirano a logorare le sue capacità difensive e a inviare un messaggio politico chiaro. Pechino, dal canto suo, sostiene che le operazioni siano “attività militari regolari” e accusa Taiwan e i suoi alleati occidentali di alimentare tensioni. La Cina critica in particolare il sostegno statunitense all’isola, definendolo un’ingerenza negli affari interni e una minaccia alla stabilità regionale.
Gli Stati Uniti, pur senza intervenire direttamente, ribadiscono il loro impegno per la sicurezza di Taiwan e continuano a monitorare la situazione. Gli analisti avvertono che la crescente intensità delle attività militari aumenta il rischio di incidenti o calcoli errati, soprattutto in un contesto in cui la comunicazione tra le due parti è limitata. Per Taipei, la sfida è mantenere la calma senza apparire debole, mentre per Pechino l’obiettivo sembra essere quello di testare i limiti della deterrenza taiwanese e internazionale.





