L’Austria occidentale è sprofondata in una delle giornate più nere della stagione invernale: almeno cinque persone sono morte in una serie di valanghe che hanno colpito il Tirolo dopo giorni di nevicate intense e vento forte.
Le autorità regionali parlano di un manto nevoso “estremamente instabile”, appesantito da accumuli fino a un metro e mezzo e reso fragile da strati deboli sottostanti. Una combinazione che ha trasformato pendii molto frequentati in trappole improvvise. Il caso più grave si è verificato nell’area di St. Anton am Arlberg, dove una valanga larga quasi 450 metri ha travolto cinque sciatori fuori pista.
Tra le vittime ci sono un americano, un polacco e un giovane austriaco di 21 anni, deceduto in ospedale dopo un disperato tentativo di rianimazione. Le squadre di soccorso, ostacolate da visibilità ridotta e vento gelido, hanno lavorato per ore con unità cinofile, elicotteri e sonde, cercando di individuare eventuali superstiti sotto metri di neve compressa. Ma l’emergenza non si è limitata a un singolo episodio. In tutta la regione si sono registrate decine di distacchi, alcuni spontanei, altri innescati dal passaggio di sciatori.
Le autorità hanno innalzato il livello di allerta a 4 su 5, invitando residenti e turisti a evitare qualsiasi attività fuori pista. “Le condizioni sono tra le più pericolose degli ultimi anni”, ha dichiarato un portavoce della polizia tirolese, ricordando che il rischio rimarrà elevato anche nei prossimi giorni. La tragedia riapre il dibattito sulla sicurezza in montagna in un inverno segnato da fenomeni meteorologici estremi.
Gli esperti sottolineano come il cambiamento climatico stia rendendo il manto nevoso più imprevedibile, alternando periodi di caldo anomalo a nevicate improvvise e abbondanti. Un equilibrio fragile che, ancora una volta, ha presentato un conto altissimo.



