Nel cuore di un conflitto che non accenna a placarsi, Boris Johnson torna a far sentire la sua voce. L’ex primo ministro britannico, già protagonista di un sostegno deciso all’Ucraina nei primi mesi dell’invasione russa, ha lanciato un appello diretto agli alleati occidentali: inviare subito truppe non combattenti in territorio ucraino, prima che si arrivi a un eventuale cessate il fuoco.
“Se abbiamo un piano per mettere gli stivali a terra dopo la guerra, allora perché non farlo ora?”, ha dichiarato Johnson in un’intervista alla BBC, affiancato dall’ex capo di stato maggiore britannico, l’ammiraglio Tony Radakin. L’idea è quella di dispiegare forze in aree pacificate, con ruoli logistici e di supporto, per dimostrare a Vladimir Putin che l’Occidente non arretra e che la sovranità ucraina è una linea rossa non negoziabile.
La proposta, che arriva alla vigilia del quarto anniversario dell’invasione russa, ha già sollevato interrogativi tra gli analisti militari e diplomatici. Se da un lato Johnson insiste sulla necessità di “far scattare qualcosa nella testa di Putin”, dall’altro si teme che una mossa del genere possa essere interpretata da Mosca come un’escalation, anche se le truppe non avrebbero compiti offensivi.
Il governo britannico, pur non commentando direttamente le parole dell’ex premier, ha confermato di lavorare con gli alleati a una “coalizione dei volenterosi” per garantire la stabilità post-bellica. Ma Johnson sembra voler anticipare i tempi, convinto che la deterrenza non possa aspettare la fine delle ostilità. In un contesto geopolitico sempre più fluido, il suo intervento riaccende il dibattito su come l’Europa debba posizionarsi: attendere il cessate il fuoco o agire ora per influenzarne i contorni? La risposta, per Johnson, è chiara. E non contempla la passività.



