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Sanzioni Europee Russia: Ue tra blocchi, compromessi e difesa
Volodymyr Zelensky, Presidente Ucraina

Ventesimo pacchetto sanzioni Ue ancora senza unanimità. Zelensky: “Pronti a compromessi, ma non accettiamo ultimatum”

Al centro dello scontro il divieto ai servizi marittimi per il petrolio russo. Kallas punta al via libera lunedì. Kiev esclude il ritiro dal Donbass
sabato, 21 Febbraio 2026
2 minuti di lettura

Gli ambasciatori dei Ventisette non sono riusciti a chiudere il ventesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca. Il nodo resta soprattutto il divieto totale dei servizi marittimi legati al greggio russo, quindi assicurazioni, trasporto e accesso a servizi essenziali per le petroliere. Secondo quanto filtra da Bruxelles, Malta e Grecia continuano a opporsi alla messa al bando completa di questi servizi, chiedendo un coordinamento più ampio con il G7, mentre Ungheria e Slovacchia mantengono una riserva politica generale sul pacchetto e collegano la partita anche alle tensioni energetiche legate al gasdotto Druzhba.

La Commissione europea ha fatto sapere di essere in contatto costante con Budapest e Bratislava dopo i recenti attacchi alle infrastrutture energetiche, ribadendo che la sicurezza energetica resta una priorità. L’Alta rappresentante Kaja Kallas ha confermato l’obiettivo politico di arrivare al via libera al Consiglio Esteri di lunedì, sostenendo che “le sanzioni stanno funzionando” e che “ogni nuova misura limita ulteriormente la capacità” russa di portare avanti la guerra.

Kiev apre a compromessi

Sul tavolo diplomatico, Kiev prova a tenere insieme disponibilità al negoziato e linee rosse. In un’intervista, Volodymyr Zelensky ha detto che l’Ucraina è pronta a “compromessi realistici”, ma “non a scendere a compromessi a scapito della nostra indipendenza e sovranità” e soprattutto “non siamo pronti ad accettare ultimatum”.

Il presidente ucraino ha definito già una concessione l’idea di trattare sulla base del principio “restiamo dove siamo”, dopo che la Russia ha occupato “quasi il 20%” del territorio nazionale. Ha inoltre escluso un ritiro delle truppe dal Donbass, richiesta avanzata da Mosca nei colloqui preliminari. Dal lato russo, il Cremlino ha frenato sulle tempistiche. Il portavoce Dmitry Peskov ha dichiarato che non c’è ancora una data per il prossimo round e che verrà comunicata “una volta raggiunto un accordo definitivo”, definendo il processo negoziale “lungo nel tempo”.

Difesa europea e avvertimenti Usa

Parallelamente, a Cracovia si sono riuniti i ministri della Difesa di Francia, Germania, Italia, Polonia e Regno Unito nel formato E5, insieme ai rappresentanti Ue e Nato. Al centro dell’incontro il rafforzamento delle capacità industriali e operative europee, con il lancio dell’iniziativa Leap per lo sviluppo e l’approvvigionamento congiunto di droni e sistemi a basso costo, con l’obiettivo di arrivare a capacità operative entro un anno e a un progetto strutturato nel 2027. Parallelamente, da Washington è arrivato un messaggio netto sul dossier “Buy European”.

Il Dipartimento della Difesa statunitense ha avvertito che eventuali clausole vincolanti che limitino l’accesso delle aziende americane al mercato europeo della difesa potrebbero provocare ritorsioni, inclusa la revisione delle deroghe previste dal “Buy American”. Una stretta europea, secondo Washington, rischierebbe di indebolire l’interoperabilità Nato.

Energia, sicurezza e guerra tecnologica

Sul terreno la guerra continua a colpire infrastrutture strategiche. Naftogaz ha denunciato un nuovo attacco con droni contro impianti petroliferi e del gas nella regione di Poltava, con danni e incendio. L’amministratore delegato Sergii Koretskyi ha scritto che dall’inizio dell’anno le strutture del gruppo sono state colpite “più di 20 volte”.

Le autorità ucraine e moldave hanno annunciato dieci arresti per un presunto piano di omicidi su commissione contro figure di alto profilo, con compensi fino a 100 mila dollari. Tra i possibili bersagli figura Andriy Yusov, responsabile delle comunicazioni strategiche delle forze armate ucraine e coordinatore degli scambi di prigionieri.

Sul fronte tecnologico, le restrizioni imposte da Mosca a Telegram per spingere l’app governativa Max avrebbero avuto effetti inattesi sulle comunicazioni militari russe. L’interruzione di alcuni canali, insieme a difficoltà nell’accesso a reti satellitari, avrebbe rallentato in particolare le operazioni con droni. “La comunicazione è più di un’arma, è il fondamento del comando delle truppe”, ha scritto il corrispondente militare russo Alexander Sladkov.

Intanto l’inverno continua a mettere sotto pressione le reti energetiche e milioni di civili restano esposti a blackout e carenze di riscaldamento. Sul piano economico, Kiev ha autorizzato le prime esportazioni di materiali e servizi militari dall’inizio del conflitto, con un potenziale stimato in diversi miliardi di dollari nel 2026, pur mantenendo la priorità alle esigenze delle proprie forze armate.

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