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Board Peace Gaza

Board of Peace, Trump annuncia 10 miliardi e 20 mila soldati: “La guerra a Gaza è finita”

Tajani difende la presenza europea, Suica: “Il sostegno di Israele è essenziale”. Fifa nel Board con un fondo da 75 milioni. Hamas: “Serve la completa cessazione dell’aggressione israeliana”.
sabato, 21 Febbraio 2026
2 minuti di lettura

La prima riunione del Board of Peace per Gaza si è chiusa a Washington con promesse miliardarie e molte incognite operative. Trump ha annunciato un contributo Usa da 10 miliardi di dollari, che si aggiunge ai 7 miliardi promessi da nove Paesi tra Asia centrale e Golfo. “Ogni dollaro speso è un investimento nella stabilità e nella speranza di una nuova e armoniosa regione”, ha dichiarato. Ha poi rivendicato che “la guerra a Gaza è finita, ci sono piccole vampate”, sostenendo che “il cessate il fuoco è stato mantenuto e tutti gli ostaggi rimasti, vivi e morti, sono stati riportati a casa”. Avvertimento a Hamas: il gruppo sarà “trattato duramente” se non consegnerà le armi. Il piano prevede una Forza internazionale di stabilizzazione.

Il generale statunitense Jasper Jeffers, indicato come comandante, ha parlato di un dispiegamento in cinque settori, a partire da Rafah. A regime si ipotizzano 20 mila soldati e 12 mila poliziotti. Indonesia, Marocco, Kazakistan, Kosovo e Albania hanno espresso disponibilità a inviare militari; Egitto e Giordania dovrebbero addestrare la polizia.

L’Isf è stata approvata dal Consiglio di Sicurezza Onu ma non ha ancora una struttura operativa definita. Non sono chiare le regole di ingaggio né chi dovrebbe occuparsi del disarmo forzato di Hamas e della distruzione delle sue infrastrutture. Per ora la forza esiste solo sulla carta.

Posizione europea

La partecipazione europea ha provocato polemiche interne. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha difeso la scelta italiana: “La presenza della maggioranza dei Paesi europei dimostra che abbiamo fatto bene a esserci”. Anche la Commissione Ue era rappresentata. La portavoce dell’esecutivo ha precisato che accettare l’invito rientra nelle competenze della Commissione come rappresentanza esterna dell’Unione e che la presenza della commissaria al Mediterraneo Dubravka Suica “non è alcun sostegno al Consiglio per la pace”, ma “un chiaro segno del nostro impegno per la Palestina e per la ricostruzione di Gaza”.

Suica, dopo un incontro con il ministro israeliano Gideon Sa’ar, ha affermato che “ricostruire Gaza richiede un forte impegno internazionale e il sostegno di Israele è essenziale”. Tra le priorità ha indicato il disarmo di Hamas, l’accesso senza restrizioni agli aiuti e un ruolo centrale dell’Autorità Palestinese. Da Berlino è arrivata un’apertura condizionata, nel quadro di un mandato Onu e con un piano realistico di disarmo.

Il ruolo della Fifa

Nel Board è entrato anche il presidente della Fifa Gianni Infantino. È stata annunciata una partnership per la ricostruzione delle infrastrutture sportive nella Striscia, con un fondo da 75 milioni di dollari, in parte finanziato dalla Fifa. Previsti 50 mini campi, strutture regolamentari, una academy e uno stadio da 20 mila posti. “Riconosciamo il ruolo del calcio nel ricostruire fiducia e speranza”, ha scritto Infantino.

Ankara pronta alle truppe

La Turchia si è detta pronta a inviare militari per operazioni di peacekeeping. Il ministro degli Esteri Hakan Fidan ha ribadito la disponibilità “a inviare truppe al fine di stabilizzare la Striscia” e a fornire addestramento alla polizia locale. Offerti anche 20 mila container per ospitare la popolazione civile, proposta accolta con cautela da Israele.

Hamas vota, tensioni regionali

Secondo la Bbc, Hamas starebbe svolgendo elezioni interne a Gaza, in Cisgiordania e tra i membri all’estero per nominare un leader ad interim con mandato annuale. Il movimento ha dichiarato che qualsiasi accordo deve iniziare con una “completa cessazione dell’aggressione israeliana” e la revoca del blocco. Ha inoltre sostenuto che la “vera prova” del Board sarà costringere Israele a fermare le presunte violazioni sul terreno.

Le Forze di difesa israeliane hanno annunciato di aver colpito “un terrorista” che avrebbe oltrepassato la zona cuscinetto nel sud della Striscia. Restano alte le tensioni con l’Iran. Secondo valutazioni circolate negli ambienti della difesa israeliana, Teheran potrebbe produrre fino a 100 missili balistici al mese, mettendo alla prova i sistemi di difesa aerea in caso di attacchi prolungati.

Il premier Benjamin Netanyahu ha avvertito che, se l’Iran attaccasse, riceverebbe “una risposta che non può nemmeno immaginare”. Il ministro della Difesa Israel Katz ha promesso azioni contro “ogni minaccia, vicina e lontana”.

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