Il Regno Unito sta cercando nuovi alleati tra i Paesi dell’Unione Europea per contrastare l’iniziativa francese sul “Made in Europe”, una proposta che punta a rafforzare la produzione interna e a privilegiare le imprese europee nelle catene di approvvigionamento strategiche.
Secondo fonti diplomatiche, Londra teme che il progetto, sostenuto con forza da Parigi e appoggiato da alcuni Stati membri, possa penalizzare le aziende britanniche, già alle prese con le conseguenze della Brexit e con un accesso più complesso al mercato unico.
Il governo britannico sta quindi intensificando i contatti con capitali considerate più aperte al libero scambio, come Berlino, L’Aia e i Paesi nordici, nel tentativo di costruire un fronte comune contro un approccio ritenuto troppo protezionista.
La proposta francese, che mira a ridurre la dipendenza dell’Europa da fornitori esterni in settori chiave come energia, semiconduttori e tecnologie verdi, è vista da Londra come un rischio per la competitività delle imprese britanniche che operano in Europa o che fanno parte di filiere integrate.
Il Regno Unito sostiene che un’interpretazione rigida del “Made in Europe” potrebbe tradursi in barriere non tariffarie di fatto, limitando l’accesso ai bandi pubblici e ai programmi industriali europei.
Per Downing Street, la priorità è evitare che l’UE costruisca un blocco economico troppo chiuso, che finirebbe per danneggiare anche i partner commerciali più stretti.
Dall’altra parte, Parigi difende la sua iniziativa come una risposta necessaria alla competizione globale, soprattutto con Stati Uniti e Cina, che da anni investono massicciamente in politiche industriali e sussidi strategici. Secondo il governo francese, l’Europa deve dotarsi di strumenti più robusti per proteggere le proprie filiere e garantire autonomia tecnologica, anche a costo di ridefinire le regole del mercato interno.



