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Dmitry Peskov, Segretario di stampa Presidenziale Russa

Ginevra, colloqui su Iran e Ucraina: Araghchi vede Grossi (AEIA), Mosca: “si parlerà anche di territori”

lunedì, 16 Febbraio 2026
2 minuti di lettura

Ginevra torna al centro della diplomazia come crocevia di due crisi che possono ridisegnare gli equilibri globali. Nella stessa città si muovono emissari statunitensi, delegazioni iraniane e rappresentanti di Mosca e Kiev. Sul tavolo due dossier ad alta tensione: il programma nucleare di Teheran e la guerra in Ucraina. Trattative separate, stessa urgenza: evitare che il confronto militare prevalga sulla politica.

Nucleare iraniano

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è arrivato in Svizzera con una delegazione tecnica per un nuovo ciclo di colloqui indiretti con Washington, nel formato già sperimentato in Oman.

Prima del confronto con gli americani, Araghchi ha incontrato il direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, Rafael Mariano Grossi, per discutere i nodi tecnici sull’arricchimento dell’uranio. In agenda anche un colloquio con il ministro degli Esteri dell’Oman, mediatore del dialogo.

Teheran si dice pronta a un compromesso, ma a condizioni precise. “Sono qui con idee concrete per un accordo giusto ed equo. Ciò che non è sul tavolo è la sottomissione alle minacce”, ha scritto Araghchi. Apertura negoziale, dunque, ma nessuna disponibilità ad accettare pressioni militari o nuove sanzioni.

Da Washington sono attesi Steve Witkoff e Jared Kushner per verificare la possibilità di limitare il programma nucleare in cambio di un alleggerimento delle restrizioni.

Sul dossier pesa la posizione di Benjamin Netanyahu, scettico su un’intesa solida con la Repubblica islamica. Secondo media Usa, il presidente Donald Trump avrebbe in passato assicurato sostegno a eventuali operazioni contro le infrastrutture missilistiche iraniane in caso di fallimento dei negoziati, riaprendo lo scenario di un confronto militare.

Dall’Afghanistan, dichiarazioni attribuite ai talebani parlano di sostegno politico a Teheran in caso di attacco americano, pur con l’auspicio di una soluzione diplomatica. Segno delle ricadute regionali del dossier.

Ucraina, tra missili e negoziati

In parallelo, Ginevra ospita un nuovo round di colloqui sulla guerra in Ucraina. Kiev punta a garanzie di sicurezza più chiare dagli Stati Uniti e a discutere le condizioni per una tregua.

Sul campo, però, i combattimenti proseguono. L’aeronautica ucraina riferisce di aver intercettato missili Zircon e Iskander e decine di droni, mentre Mosca rivendica avanzamenti sul fronte orientale.

La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha definito il governo di Kiev “una cellula terroristica internazionale con tendenze neonaziste”, alzando ulteriormente i toni.

Il Cremlino, tramite Dmitry Peskov, ha indicato che a Ginevra “si parlerà anche di territori”, tema centrale e divisivo. Tra le ipotesi circolate in ambienti russi figura una governance esterna temporanea sotto egida ONU dopo la fine delle ostilità, proposta respinta da Kiev.

A complicare il quadro interno ucraino, l’arresto di un ex ministro dell’Energia nell’ambito di un’inchiesta su presunte tangenti milionarie nel settore elettrico, già colpito dai bombardamenti. Un test politico per Volodymyr Zelensky, che deve dimostrare trasparenza mentre chiede un sostegno internazionale di lungo periodo.

Sul fronte occidentale, il segretario di Stato Marco Rubio ha ribadito che gli Stati Uniti non intendono uscire dalla Nato. Da Berlino, intanto, arrivano pressioni sugli alleati europei per aumentare la spesa per la difesa.

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