Le autorità ucraine anticorruzione hanno arrestato l’ex ministro dell’Energia Herman Galushchenko mentre tentava di attraversare il confine a bordo di un treno diretto all’estero, in un’operazione che ha immediatamente attirato l’attenzione nazionale e internazionale. Il fermo, avvenuto nella notte tra il 14 e il 15 febbraio, è stato eseguito dagli investigatori del Nabu e dalla Procura speciale anticorruzione, che da mesi indagano sul cosiddetto “caso Midas”, un presunto sistema di tangenti da cento milioni di dollari legato alla gestione del settore energetico. Galushchenko, che si era dimesso lo scorso novembre dopo l’esplosione dello scandalo, è stato fatto scendere dal convoglio dalle guardie di frontiera, già allertate dalle autorità investigative. Secondo fonti ucraine, l’ex ministro era stato inserito in una procedura di monitoraggio che prevede la segnalazione immediata in caso di tentativo di espatrio da parte di persone coinvolte in procedimenti penali. La sua presenza al confine ha quindi fatto scattare il fermo, considerato dagli inquirenti un passo necessario per evitare la fuga di un sospettato chiave. Galushchenko ha sempre negato ogni addebito, sostenendo di non avere alcun legame con il sistema corruttivo che avrebbe sottratto fondi pubblici destinati al comparto energetico, già messo a dura prova dalla guerra. L’arresto arriva in un momento delicato per Kiev, impegnata a dimostrare ai partner occidentali la solidità delle proprie istituzioni e la volontà di combattere la corruzione anche ai livelli più alti. Il governo ha ribadito che nessuno è al di sopra della legge, mentre l’opposizione chiede trasparenza totale sulle indagini e sui rapporti tra politica e grandi aziende statali. Per molti osservatori, il caso Galushchenko rappresenta un banco di prova per la credibilità dell’Ucraina nel percorso di avvicinamento all’Unione Europea.



