Il governo britannico ha annunciato l’intenzione di porre fine agli anni più turbolenti della Brexit, aprendo a una nuova fase di cooperazione con l’Unione Europea. In un discorso che segna un cambio di tono significativo rispetto al passato recente, Londra ha dichiarato di voler ricostruire legami più stretti con Bruxelles in settori chiave come commercio, sicurezza, ricerca e mobilità. Non si parla di un ritorno nell’UE, né nel mercato unico, ma di un approccio più pragmatico e meno conflittuale, volto a superare le frizioni che hanno segnato il periodo post‑Brexit. Secondo il governo, la priorità è stabilizzare le relazioni economiche, riducendo gli ostacoli burocratici che hanno colpito imprese e lavoratori. Le nuove aperture includono la possibilità di accordi settoriali, dalla cooperazione scientifica alla semplificazione dei controlli doganali, fino a un dialogo più strutturato sulla sicurezza energetica. Bruxelles ha accolto con cautela il cambio di rotta, sottolineando che ogni passo avanti dovrà rispettare le regole del mercato unico e gli impegni già presi dal Regno Unito. La svolta ha suscitato reazioni contrastanti sul fronte interno. I sostenitori di un rapporto più stretto con l’Europa parlano di un ritorno al buon senso dopo anni di tensioni politiche e incertezze economiche. I critici temono invece che il nuovo corso possa rappresentare un allontanamento dallo spirito originario della Brexit, percepito come un recupero di piena autonomia decisionale. Il governo insiste che la nuova strategia non mette in discussione l’uscita dall’UE, ma mira a renderla più funzionale agli interessi del Paese. Sul piano internazionale, la mossa è vista come un tentativo di rafforzare la posizione britannica in un contesto globale sempre più competitivo. Per Londra, ricostruire un rapporto stabile con Bruxelles significa anche aumentare la propria credibilità nei negoziati commerciali e nelle alleanze strategiche.



