Migliaia di persone sono scese in strada in decine di città del mondo per chiedere un cambio di regime in Iran, in una delle più vaste mobilitazioni internazionali degli ultimi mesi. Da New York a Berlino, da Sydney a Toronto, le piazze si sono riempite di manifestanti che hanno sventolato bandiere iraniane pre‑rivoluzionarie, mostrato ritratti delle vittime della repressione e scandito slogan contro la leadership di Teheran. Le proteste, organizzate da gruppi della diaspora e sostenute da attivisti locali, mirano a mantenere alta l’attenzione globale sulla situazione dei diritti umani nel Paese. Molti partecipanti hanno ricordato le manifestazioni esplose in Iran dopo la morte di Mahsa Amini, sottolineando che la richiesta di libertà e giustizia non si è mai spenta, nonostante la dura repressione interna. Le piazze internazionali hanno visto una forte presenza di giovani, famiglie e attivisti storici, uniti dalla convinzione che la pressione esterna possa contribuire a sostenere il movimento interno. In diverse città, i cortei hanno attraversato i centri urbani accompagnati da musica, performance artistiche e interventi di esponenti della comunità iraniana. Le autorità iraniane hanno respinto le manifestazioni come “interferenze straniere”, accusando gli organizzatori di voler destabilizzare il Paese. Ma gli attivisti ribattono che le proteste non sono un atto politico esterno, bensì un’espressione di solidarietà verso chi, in Iran, rischia arresti e violenze per chiedere riforme profonde. Alcuni governi occidentali hanno espresso sostegno al diritto di protesta, pur evitando di commentare direttamente le richieste di cambio di regime. Le mobilitazioni globali mostrano come la questione iraniana continui a risuonare ben oltre i confini del Paese.



