Il presidente statunitense Donald Trump ha espresso il proprio sostegno alla candidatura di Viktor Orbán per la rielezione in Ungheria, un gesto che ha immediatamente attirato l’attenzione della comunità internazionale e alimentato il dibattito sul crescente coordinamento tra leader conservatori a livello globale. L’endorsement è arrivato attraverso un messaggio pubblico in cui Trump ha elogiato il premier ungherese per la sua leadership e per le sue politiche considerate “forti e decisive”. Per Budapest, si tratta di un appoggio simbolicamente rilevante, soprattutto in un momento in cui il Paese è al centro di tensioni con Bruxelles su stato di diritto e libertà dei media. La dichiarazione di Trump ha suscitato reazioni contrastanti. I sostenitori di Orbán l’hanno interpretata come una conferma del ruolo dell’Ungheria all’interno di un più ampio fronte conservatore internazionale, mentre i critici sottolineano che l’intervento di una figura politica straniera in una campagna elettorale nazionale rischia di alimentare ulteriori polarizzazioni. Alcuni osservatori ricordano che i due leader hanno spesso condiviso posizioni simili su immigrazione, sovranità nazionale e rapporti con le istituzioni sovranazionali, rendendo l’endorsement quasi naturale. Sul piano diplomatico, la mossa potrebbe avere ripercussioni più ampie. L’intervento di Trump, pur non avendo effetti diretti sulle relazioni ufficiali, contribuisce a ridefinire il quadro delle alleanze informali e dei riferimenti politici che influenzano il dibattito pubblico. In Ungheria, la campagna elettorale entra così in una fase ancora più intensa. L’appoggio di una figura internazionale di grande visibilità potrebbe rafforzare la narrativa del governo, che da anni si presenta come difensore della sovranità nazionale contro le pressioni esterne.



