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Produzione industriale, nel 2025 lieve calo dello 0,2%

mercoledì, 11 Febbraio 2026
1 minuto di lettura

Un finale d’anno tra luci e ombre per l’industria italiana. A dicembre 2025 la produzione segna un lieve calo su base mensile, ma mantiene una crescita tendenziale sostenuta, mentre il bilancio complessivo dell’anno resta leggermente negativo. Questo è quanto venuto fuori oggi dalla stima dell’Istat sulla produzione industriale che a dicembre, rispetto a novembre, è diminuita dello 0,4%. Ma nello stesso tempo la media del quarto trimestre ha fatto registrare una crescita dello 0,9% rispetto ai tre mesi precedenti. Nel dettaglio mensile si sono registrati aumenti congiunturali nei comparti dell’energia (+1,2%) e dei beni strumentali (+0,5%), mentre risultano in flessione i beni intermedi (-0,4%) e soprattutto i beni di consumo (-0,9%).
Al netto degli effetti di calendario, con 20 giorni lavorativi come a dicembre 2024, l’indice generale ha mostrato invece un aumento tendenziale del 3,2%. La crescita più marcata riguarda i beni strumentali (+7,2%), seguiti da beni intermedi (+2,9%) ed energia (+1,7%), mentre i beni di consumo hanno segnato solo un incremento marginale (+0,1%).

I settori

Tra i settori con le performance migliori bene la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+23,8%), le altre industrie manifatturiere (+9,3%) e la metallurgia con fabbricazione di prodotti in metallo (+7,4%). Le flessioni più ampie si sono registrate invece nella fabbricazione di prodotti chimici (-3,6%), nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-3,4%) e nell’industria del legno, carta e stampa (-2,9%). Nel bilancio complessivo del 2025, al netto degli effetti di calendario, la produzione industriale è diminuita dello 0,2%. Secondo il commento dell’Istituto di statistica tra i principali raggruppamenti solo l’energia ha mostrato un incremento sull’intero anno. All’interno della manifattura sono cresciuti soprattutto le industrie farmaceutiche e alimentari e la fabbricazione di computer e prodotti di elettronica, mentre le contrazioni più marcate hanno riguardato tessile, abbigliamento, pelli e accessori e la fabbricazione di mezzi di trasporto.

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