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Washington rassicura Manila: “Gli Stati Uniti non abbandoneranno le Filippine nella sfida all’assertività cinese”

mercoledì, 11 Febbraio 2026
1 minuto di lettura

Gli Stati Uniti “non abbandoneranno le Filippine” nella crescente tensione con la Cina nel Mar Cinese Meridionale. A dichiararlo è stato l’inviato speciale di Manila per la sicurezza marittima, che ha confermato come Washington abbia ribadito il proprio impegno a difendere l’alleato asiatico di fronte alle manovre sempre più aggressive delle forze cinesi nelle acque contese. Le parole arrivano dopo una serie di incidenti tra navi filippine e unità della Guardia Costiera cinese, episodi che hanno alimentato timori di un’escalation in una delle aree più sensibili del pianeta. Secondo l’inviato, gli Stati Uniti avrebbero espresso “sostegno totale e incondizionato” durante una serie di colloqui bilaterali, ricordando che il trattato di mutua difesa del 1951 resta pienamente valido. Il riferimento non è casuale: negli ultimi mesi, Pechino ha intensificato le operazioni di interdizione attorno alle isole contese, utilizzando cannoni ad acqua, manovre di accerchiamento e blocchi mirati contro imbarcazioni filippine impegnate in missioni di rifornimento. Manila considera queste azioni una violazione della propria sovranità e un tentativo di consolidare il controllo cinese sulle rotte marittime strategiche. Washington, dal canto suo, vede nelle Filippine un alleato chiave per mantenere l’equilibrio nell’Indo‑Pacifico. L’amministrazione statunitense ha rafforzato la cooperazione militare, ampliato l’accesso alle basi filippine e intensificato le esercitazioni congiunte, segnalando a Pechino che eventuali attacchi contro unità filippine potrebbero attivare obblighi di difesa reciproca. L’inviato di Manila ha sottolineato che il sostegno americano non è solo militare, ma anche diplomatico, con un impegno crescente a portare la questione nelle sedi internazionali. La Cina continua a respingere le accuse, sostenendo che le sue operazioni rientrano nella tutela dei propri diritti storici e accusando gli Stati Uniti di “militarizzare la regione”.

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