Il Regno Unito e gli Stati Uniti hanno registrato nuovi minimi storici nell’Indice di Percezione della Corruzione (CPI) 2025, pubblicato da Transparency International, segnando un preoccupante arretramento nella lotta alla corruzione nel settore pubblico. I due Paesi, tradizionalmente considerati pilastri della trasparenza istituzionale, hanno visto calare i propri punteggi in modo significativo, alimentando dubbi sulla tenuta delle democrazie occidentali di fronte a pressioni interne e globali. Secondo il rapporto, il punteggio degli Stati Uniti è sceso per il quarto anno consecutivo, riflettendo una crescente sfiducia nelle istituzioni, tensioni politiche e una percezione diffusa di impunità nei confronti di figure pubbliche coinvolte in scandali. Il Regno Unito, dal canto suo, ha subito un calo legato a controversie su appalti pubblici, conflitti di interesse e una gestione opaca di fondi governativi durante la pandemia. Entrambi i Paesi si collocano ora ben al di sotto delle prime posizioni, superati da democrazie nordiche come Danimarca, Finlandia e Svezia, che continuano a guidare la classifica con punteggi superiori a 80 su 100. Il CPI, che valuta 182 Paesi su una scala da 0 (massima corruzione percepita) a 100 (massima trasparenza), è considerato il principale indicatore globale della corruzione nel settore pubblico. Il calo di Stati Uniti e Regno Unito non solo ridimensiona la loro credibilità internazionale, ma solleva interrogativi sulla capacità delle democrazie consolidate di mantenere standard etici elevati in un contesto di crescente polarizzazione e indebolimento delle garanzie civili. Transparency International ha sottolineato che la lotta alla corruzione richiede non solo leggi efficaci, ma anche volontà politica, indipendenza delle autorità di controllo e una società civile attiva.



