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I rischi della Riforma del gioco

mercoledì, 11 Febbraio 2026
3 minuti di lettura

In questi giorni stanno circolando nell’ambito della stampa di settore indiscrezioni sui contenuti della riforma del gioco fisico e sui termini della gara che dovrà essere indetta entro quest’anno.

Come noto, infatti, la delega fiscale fu approvata il 01/08/2023, il cui esercizio è stato spostato al prossimo agosto ed al 31/12/2026 per l’adozione dei testi unici.

Ad una prima valutazione i dati tecnici di cui si parla svelano una prospettiva a dir poco allarmante per il settore del gioco fisico con costi di gara praticamente insostenibili, tempi di recupero dei capitali investiti troppo lunghi ed un rischio concreto di desertificazione del presidio del gioco legale a tutto vantaggio di quello illegale gestito dalla criminalità.

Ho cercato perciò di approfondire e verificare se questa prima impressione trovasse una conferma, facendo dei conti ed individuando per quanto possibile i possibili effetti negativi degli scenari che si andrebbero prospettando.

Partiamo dall’esame della stessa struttura della gara che prevederebbe 50 lotti per le gaming machines, con una base d’asta per singolo lotto di 25 milioni di euro.

Se analizziamo la redditività media delle AWP consuntivata nel 2025, i numeri sono impietosi:

L’investimento per singolo diritto della AWP unitamente a quello del punto vendita ed a quello per l’hardware della nuova macchina, porta a un tempo di recupero del capitale (Pay Back Period) che supera i due terzi della prossima concessione. Gli operatori dovrebbero partecipare ad una gara per una concessione di durata di nove anni, ma alla luce degli attuali flussi di cassa generati da una AWP, per i primi 6 anni dovrebbero lavorare solo per ripagare l’investimento.

Secondo i miei calcoli nemmeno il 50% circa delle macchine attuali presenta le condizioni minime per il recupero dell’investimento. In altre parole, poco meno della metà delle macchine attualmente operative non riuscirebbe a recuperare gli investimenti nell’arco della prossima concessione.

Per le VLT, la situazione non è migliore: per le sale di medie dimensioni, il recupero dell’investimento si realizzerebbe in 6 anni, rendendo l’operazione finanziariamente rischiosa per gran parte degli operatori, che, presumibilmente, potrebbero anche rinunciare alla gara aggravando ancor di più la situazione di oligopolio, che già si intravede all’orizzonte con il limite di concentrazione del 35%, 40% troppo alto per un mercato che verrebbe aggiudicato tutto con un’asta.

Al di là degli aspetti economici esistono poi anche nodi politici che vanno ancora sciolti.

Infatti esiste ancora un ostacolo normativo insuperabile che pende come una spada di Damocle sulla riuscita dei bandi: la intesa tra Stato, Regioni ed Enti Locali che tarda ad arrivare con la frammentazione normativa prodotta da regolamenti comunali e leggi regionali eterogenee che rendono impossibile per un operatore pianificare un investimento su scala nazionale.

Pertanto per poter bandire le gare con successo, il Governo è chiamato a sciogliere il nodo della cosiddetta “Questione Territoriale” che investe luoghi sensibili e fasce orarie a livello nazionale. Senza questo accordo in Conferenza Unificata che dia certezze sulla stabilità dei punti vendita per tutta la durata della concessione, nessun investitore sarebbe disposto a versare basi d’asta milionarie per licenze che potrebbero essere rese inutilizzabili il giorno dopo da un’ordinanza locale.

Per risolvere queste esigenze economiche e per superare questi nodi di carattere politico, bisogna oltretutto fare i conti con la questione tempistica.

Se è vero che il governo vuole, come promesso in più occasioni, portare a compimento la riforma del gioco fisico dovrà rispettare quelle che secondo me sono scadenze perentorie, oltre le quali, se non venissero rispettate, tutto potrebbe saltare e si andrebbe alla legislatura successiva con grande danno per tutto il settore dei giochi.

Vediamo questa tempistica che ho ipotizzato: Primo Trimestre 2026 invio del decreto di riforma dal MEF al Consiglio dei Ministri per una prima approvazione e confronto in Conferenza Stato – Regioni. Negoziazione sul testo. Ritocchi e intesa politica; Secondo Trimestre 2026 il testo approvato torna in CdM per approvazione. Avvio dei lavori nelle commissioni parlamentari e Approvazione della riforma definitiva; III e IV Trimestre 2026 ADM pubblica i testi delle gare; I e II Trimestre 2027 Presentazione delle domande di partecipazione alle gare; III e IV Trimestre 2027 Aggiudicazione concessioni e pagamento.

Quando molto tempo fa lanciai il grido d’allarme – ripreso da tutti gli organi di informazione del settore e dalle Agenzie di stampa – circa il trascinarsi con continui rinvii dei tempi della riforma del gioco fisico, forse poteva apparire azzardato e condizionato da una certa vena di pessimismo.

Ora, dopo il varo della legge di bilancio che praticamente non ha affrontato – e non avrebbe potuto per la normativa che la regola – il tema si ripropone con maggiore urgenza, essendo praticamente ancora al guado nonostante si vadano accentuando alcune tendenze che dovrebbero far preoccupare il decisore politico. Basterebbe prendere in esame di come si vadano sempre più indirizzando le preferenze di gioco del giocatore consumatore: il gioco fisico diminuisce sensibilmente (siamo a 65,3 miliardi di euro) mentre quello online aumenta notevolmente (siamo a 92 miliardi di euro + 10 miliardi in un solo anno) nonostante un incremento della raccolta complessiva (siamo arrivati a +157 miliardi di euro).

La prima conseguenza è che il gettito erariale diminuisce perché il 94% proviene proprio dal gioco fisico. La seconda, per chi ha cuore la salute del giocatore consumatore, oltre quella del gettito, che dovrebbe preoccupare le istituzioni e la politica (soprattutto quella di orientamento protezionistico) è la tutela delle fasce più fragili dei giocatori, che ricorrendo al gioco online praticato da soli, nella propria abitazione, isolandosi dal mondo circostante e, quindi, dalla realtà, non potrebbero non veder aumentare ed aggravarsi la propria dipendenza dal gioco. Per non parlare del gioco a distanza gestito da società situate in paradisi fiscali, spesso in mano alla criminalità.

Riccardo Pedrizzi

Riccardo Pedrizzi

Presidente Nazionale del CTS dell'UCID

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