Almeno trentuno persone sono morte e decine sono rimaste ferite in un attentato suicida che ha colpito una moschea sciita nel sobborgo di Tarnol, alla periferia di Islamabad, durante la preghiera del venerdì. L’esplosione, avvenuta all’ingresso principale dell’edificio, ha investito i fedeli mentre il sermone era in corso, trasformando un momento di raccoglimento in una scena di devastazione. Secondo le prime ricostruzioni, l’attentatore avrebbe tentato di entrare nel cortile interno, dove si erano radunate centinaia di persone. Fermato dai volontari della sicurezza, si sarebbe fatto esplodere pochi istanti dopo, generando un’onda d’urto che ha distrutto parte della facciata e mandato in frantumi le vetrate delle abitazioni vicine. Testimoni parlano di un boato “assordante”, seguito da urla e da una nube di polvere che ha avvolto l’intero isolato. Le ambulanze hanno impiegato tempo per farsi strada tra il traffico e la folla in fuga, mentre i primi soccorritori improvvisati cercavano di trasportare i feriti su motociclette e auto private. Negli ospedali della capitale è scattata l’emergenza: i medici hanno lanciato un appello urgente per donazioni di sangue, mentre le famiglie si sono accalcate fuori dai pronto soccorso in attesa di notizie. Nessun gruppo ha rivendicato l’attacco, ma le autorità sospettano la mano di milizie estremiste sunnite, responsabili in passato di violenze contro la minoranza sciita. Il governo ha condannato l’attentato definendolo “un atto barbaro contro innocenti riuniti in preghiera” e ha ordinato il rafforzamento della sicurezza nelle moschee della regione. Islamabad, considerata relativamente sicura rispetto ad altre aree del Paese, è piombata in un clima di paura e incredulità. Nel quartiere colpito, tra macerie e vetri rotti, restano il silenzio e la rabbia di una comunità che ancora una volta si ritrova a contare i propri morti.



