La crisi umanitaria in Sudan continua a peggiorare. Nel Darfur, una delle regioni più colpite dalla guerra civile in corso, la carestia incombe con una rapidità che sta allarmando organizzazioni internazionali e operatori sul campo. Le agenzie umanitarie parlano di comunità intere isolate dai combattimenti, raccolti distrutti e convogli di aiuti impossibilitati a raggiungere le aree più vulnerabili. Secondo le stime preliminari, centinaia di migliaia di persone rischiano di rimanere senza accesso a cibo, acqua potabile e cure mediche. I combattimenti tra l’esercito sudanese e le Forze di Supporto Rapido (RSF) hanno devastato infrastrutture, mercati e vie di comunicazione, rendendo quasi impossibile la distribuzione degli aiuti. In molte zone del Darfur occidentale, gli operatori parlano di bambini gravemente malnutriti e di famiglie costrette a sopravvivere con scorte minime. Mentre la crisi alimentare si aggrava, la violenza continua a colpire altre parti del Paese. Nel sud del Sudan, un attacco armato ha provocato la morte di 22 persone, secondo fonti locali. Le dinamiche dell’assalto non sono ancora del tutto chiare, ma le autorità parlano di un’azione condotta da gruppi armati non identificati, in un’area già segnata da tensioni etniche e rivalità per il controllo delle risorse. L’episodio ha ulteriormente alimentato il senso di insicurezza diffuso nel Paese, dove il conflitto — esploso nell’aprile 2023 — ha già causato migliaia di morti e costretto milioni di persone a fuggire dalle proprie case. Le Nazioni Unite avvertono che, senza un cessate il fuoco stabile e un accesso umanitario garantito, il Sudan potrebbe affrontare una delle peggiori crisi alimentari degli ultimi decenni. La comunità internazionale continua a chiedere un ritorno al dialogo, ma i negoziati restano bloccati e le parti in conflitto sembrano lontane da qualsiasi compromesso.



