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Gaza, raid israeliani durante la tregua: 23 morti, tra cui 7 bambini

Hamas accusa Israele di sabotare la seconda fase del cessate il fuoco. Katz: “Se Hamas non disarma, lo smantelleremo”. Evacuazioni mediche a Rafah a rilento, fondi per la ricostruzione ancora bloccati. Ue ribadisce il sostegno all’Unrwa
giovedì, 5 Febbraio 2026
2 minuti di lettura

La tregua già fragile nella Striscia di Gaza ha subito una nuova battuta d’arresto. Attacchi israeliani con carri armati e aviazione hanno causato almeno 23 morti palestinesi, tra cui sette bambini, secondo fonti sanitarie locali. I raid hanno colpito varie aree dell’enclave, dal nord di Gaza City a Khan Younis, nel sud, dove è rimasto ucciso anche un paramedico intervenuto per soccorrere le vittime di un primo bombardamento e centrato da un secondo attacco.

Le forze israeliane affermano di aver risposto al fuoco contro uomini armati e parlano di una “grave violazione” del cessate il fuoco, riferendo che un militare riservista è rimasto ferito in modo critico durante operazioni lungo la linea di separazione con la Striscia. Hamas respinge questa versione e accusa Israele di utilizzare episodi isolati come pretesto per proseguire l’offensiva. In una dichiarazione diffusa mercoledì, il movimento islamista ha parlato di un sabotaggio deliberato della seconda fase dell’accordo di cessate il fuoco, accusando il primo ministro Benjamin Netanyahu di ostacolare il consolidamento della tregua nonostante la riapertura del valico di Rafah. Hamas ha chiesto ai mediatori internazionali di intervenire con maggiore fermezza, chiamando in causa direttamente il governo israeliano.

Evacuazioni mediche e crisi umanitaria

Il quadro umanitario resta critico. Le evacuazioni mediche attraverso Rafah, formalmente riaperto nei giorni scorsi, hanno subito nuove interruzioni per problemi di coordinamento. Diverse procedure previste sono state annullate all’ultimo momento. Le Nazioni Unite e le ONG segnalano un sistema sanitario al collasso, con ospedali solo parzialmente operativi, carenze di medicinali e forti limitazioni all’accesso del personale umanitario. Nei giorni precedenti erano state effettuate poche evacuazioni, a fronte di migliaia di pazienti in attesa di cure non disponibili nella Striscia. L’accordo prevede fino a cinquanta evacuazioni al giorno, ma i numeri restano molto inferiori. Secondo il ministero della Salute di Gaza, controllato da Hamas, dall’entrata in vigore del cessate il fuoco lo scorso ottobre sono stati uccisi oltre 550 palestinesi. Dall’inizio della guerra, nell’ottobre 2023, il bilancio complessivo supererebbe le 70mila vittime. Le cifre non distinguono tra civili e combattenti e non sono verificabili in modo indipendente, ma l’ordine di grandezza è considerato plausibile anche da fonti israeliane.

Sostegno Ue all’Unrwa

In Europa, il presidente del Consiglio europeo António Costa ha ribadito il sostegno dell’Unione all’UNRWA, definendone essenziale il ruolo nell’assistenza sanitaria e nell’istruzione a Gaza. Il sostegno arriva mentre l’agenzia resta al centro di forti tensioni politiche e accuse incrociate che negli ultimi mesi ne hanno messo a rischio le operazioni nella Striscia. Parallelamente, in Israele crescono le tensioni interne. L’Alta Corte ha chiesto a Netanyahu di spiegare perché non abbia rimosso il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, accusato dal procuratore generale di abusi sistematici di potere.

Linea israeliana

Sul piano militare, il ministro della Difesa Israel Katz ha ribadito che, una volta completato il rientro degli ostaggi israeliani, l’obiettivo resta il disarmo totale di Hamas e la smilitarizzazione della Striscia. In caso contrario, ha avvertito, Israele procederà allo smantellamento dell’organizzazione, alimentando i timori di una ripresa su larga scala del conflitto.Anche sul fronte diplomatico, la ricostruzione resta bloccata. Il piano promosso dagli Stati Uniti, che prevede ritiro graduale delle truppe israeliane, disarmo di Hamas e ricostruzione sotto supervisione internazionale, non ha ancora ottenuto impegni finanziari concreti. Secondo fonti diplomatiche, diversi Paesi donatori attendono garanzie sulla tenuta del cessate il fuoco prima di impegnare fondi, temendo che una ripresa dei combattimenti renda vano qualsiasi intervento.

Quadro regionale

A completare un quadro regionale instabile, in Turchia le autorità hanno bloccato un convoglio di aiuti umanitari diretto alla città curda siriana di Kobane, mentre nello Yemen l’Onu ha annunciato la ripresa dei voli umanitari verso la capitale Sana’a, controllata dagli Houthi, dopo settimane di sospensione. Nel frattempo, le accuse reciproche tra le parti continuano a rendere incerto il passaggio alla fase successiva dell’accordo, mentre sul terreno la tregua resta esposta a nuove violazioni.

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