Le indicazioni geografiche per i prodotti artigianali e industriali rappresentano uno strumento strategico per rafforzare il sistema produttivo italiano, valorizzare le identità territoriali e sostenere la competitività delle micro, piccole e medie imprese. È il messaggio lanciato da Confartigianato, CNA e Casartigiani nel corso dell’audizione davanti alla Commissione Attività Produttive della Camera, svoltasi il 28 gennaio nell’ambito dell’esame dello schema di decreto legislativo di adeguamento al Regolamento (UE) 2023/2411.
Apprezzamento per il Governo
Le tre Confederazioni hanno espresso apprezzamento per l’iniziativa del Governo, giudicando positivamente l’introduzione di un quadro normativo chiaro e omogeneo che permetta alle imprese di conoscere con certezza le procedure per l’ottenimento e il mantenimento delle indicazioni geografiche “non food”, da tempo sostenute dal sistema di rappresentanza dell’artigianato e delle PMI.
Indicazione geografica e qualità
Secondo Confartigianato, Cna e Casartigiani, le IG applicate ai prodotti artigianali e industriali costituiscono una grande opportunità sotto il profilo economico, culturale e turistico-promozionale. Il potenziale è significativo: oltre 250 prodotti italiani sono candidabili al riconoscimento europeo, in un contesto caratterizzato da più di mille specializzazioni manifatturiere provinciali ad alto valore di qualità, design, tradizione e innovazione. Un patrimonio che incide per il 7,9% sul Pil nazionale e rappresenta una quota rilevante dell’export delle PMI.
La creazione di reti
Le indicazioni geografiche, hanno sottolineato le Confederazioni, possono contribuire a tre obiettivi chiave: rilanciare l’artigianato artistico e tradizionale sui mercati, favorire la creazione di reti tra imprese e istituzioni locali e rafforzare il legame tra prodotto e territorio, anche in un’ottica di sviluppo sostenibile e valorizzazione delle aree interne.
Fondi e disciplinari di produzione
Infine, Confartigianato, Cna e Casartigiani hanno evidenziato l’importanza di riproporre il contributo pubblico per la predisposizione dei disciplinari di produzione, già previsto dal decreto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy dell’11 giugno 2024. Una misura ritenuta essenziale in vista dell’apertura, dal 1° dicembre 2025, delle domande di registrazione delle indicazioni geografiche per i prodotti artigianali e industriali, per consentire anche alle realtà più piccole di accedere alla tutela europea e sostenere i costi della consulenza tecnica necessaria.



