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Regno Unito, arrestato un attivista LGBTQ+ per un cartello con la scritta ‘Globalizziamo l’Intifada’

lunedì, 2 Febbraio 2026
1 minuto di lettura

Un attivista per i diritti delle persone LGBTQ+ è stato arrestato nel Regno Unito durante una manifestazione pro‑Palestina per aver esposto un cartello con la scritta ‘Globalizziamo l’Intifada’. L’episodio, avvenuto nel centro di Londra, ha immediatamente acceso un acceso confronto pubblico sul confine tra libertà di espressione e incitamento alla violenza, in un clima nazionale già segnato da tensioni legate al conflitto in Medio Oriente. Secondo la polizia metropolitana, il cartello sarebbe stato considerato potenzialmente riconducibile a un messaggio di incitamento, in base alle norme britanniche che regolano i discorsi ritenuti idonei a promuovere odio o violenza. L’attivista, noto per il suo impegno nelle campagne per i diritti civili, ha contestato l’arresto definendolo “un atto politico” e sostenendo che lo slogan fosse da interpretare come un appello alla solidarietà internazionale, non alla violenza. L’episodio ha rapidamente polarizzato il dibattito. Organizzazioni per i diritti umani e gruppi LGBTQ+ hanno denunciato l’arresto come una violazione della libertà di manifestazione, accusando le autorità di applicare in modo selettivo le norme sull’ordine pubblico. Altri, invece, sostengono che espressioni legate all’“Intifada” possano essere percepite come un sostegno implicito a forme di violenza, e che la polizia abbia agito nel rispetto delle leggi vigenti. Il governo britannico non ha commentato nel merito, ma alcuni parlamentari hanno chiesto chiarimenti sulle linee guida applicate durante le manifestazioni, mentre le associazioni civiche sollecitano un riesame delle norme per evitare interpretazioni arbitrarie. Nel frattempo, l’attivista è stato rilasciato in attesa di ulteriori accertamenti. L’arresto arriva in un momento in cui il Regno Unito si confronta con un aumento delle proteste e con un dibattito sempre più acceso sul ruolo dello spazio pubblico, tra sicurezza, diritti civili e libertà di parola.

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