Ad Avellino il 27 e il 28 marzo prossimo si celebrerà l’assemblea nazionale degli esterni della Dc, sul modello di quella convocata da Flaminio Piccoli nel 1982 e che segnò l’apertura del partito al contributo di idee e pensiero di intellettuali, imprenditori, attori pubblici, anche lontani dal partito.

A presentare l’iniziativa è l’onorevole Gianfranco Rotondi in una conferenza stampa alla Camera, insieme agli onorevoli Erminia Mazzoni, Franco De Luca e Giampiero Catone, alcuni degli ultimi parlamentari eletti con la Democrazia Cristiana. Una piccola rappresentanza di un parterre di 42 relatori che interverranno all’assemblea di tutti rispetto e che vanta nomi come quello di Matteo Piantedosi, Raffaele Fitto, Paolo Cirino Pomicino, Bruno Tabacci, Pierluigi Castagnetti, Enzo Scotti, Beppe Fioroni, Vincenzo Spadafora, Mariastella Gelmini, Mara Carfagna, fino a Francesca Pascale. “I più anziani ricorderanno quella promossa da Flavio Piccoli. Chiaramente noi ci ispiriamo a quel ricordo in condizioni del tutto diverse – ha esordito Rotondi -. Allora era una DC forte che voleva rigenerarsi, oggi è una DC marginale che si interroga sulla attualità o meno delle ragioni di una presenza di un partito di ispirazione cristiana”.

Il senso della convocazione, rivolta a persone non necessariamente interne al partito, ma considerati intellettuali d’area, con esperienza politica o meno, sarà quello di rispondere alla domanda “il Cattolicesimo politico ha ancora qualcosa da dire?” e la cui risposta si rivolge a quei cittadini che rifiutano l’attuale panorama politico, così complesso e “disordinato. “Si capisce perfettamente che i cittadini non sono soddisfatti dell’offerta politica esistente – ha detto la Mazzoni -, c’è una domanda di altro rispetto a una democrazia ormai ostaggio della demagogia. E’ giusto, quindi chiedersi se quei valori che riuscivano ad aggregare la maggioranza del Paese e che hanno portato l’Italia a una stabilità nell’alternarsi delle personalità della Democrazia Cristiana per la maggior parte dei casi sia una ricetta che oggi, attualizzando determinati concetti, ma mantenendo fede a dei principi che rimangono ancora iscritti in quella Carta Costituzionale difesa da destra e da sinistra, possa essere rimessa sul tavolo”.
Per questo, 34 anni dopo, la DC torna a riunirsi, nella forma minima di oggi, ma con la medesima ambizione di riflettere sul futuro del Paese. In questi anni sono stati tanti i tentativi di ricomposizione del partito senza una vera concretizzazione del progetto. Secondo l’onorevole Rotondi è tempo di chiedersi se esista una missione programmatica, un’idea, un qualcosa che motivi ancora una persona a scegliere la Democrazia Cristiana piuttosto che i partiti già in campo. “Può darsi – ipotizza Rotondi – che concluderemo che la DC abbia talmente vinto, che le sue ragioni ideali, politiche e programmatiche, oggi siano patrimonio di tutti i partiti, di destra, centro e sinistra, e che quindi non ci sia più nessuna ragione che esista una DC o può darsi che questa assemblea proponga il carisma di qualcuno, che ci carichi con una motivazione nuova, che ci dica che ci sia ancora bisogno di questo partito. O, ancora, può darsi che qualcuno alzi la mano e dica: questo lo voglio fare io, con un’idea forte, un programma nuovo, voi avete fatto il vostro tempo”.

È chiaro che già si pensi alle prossime elezioni e che si cerchi di intercettare quell’elettorato moderato di centro, cattolico, democratico, forse però così disilluso da abbandonare le urne. Alla domanda se, quindi, questo bipolarismo sia superato e sia davvero arrivato il tempo di un ritorno di un partito di centro-centro, da buon democristiano Rotondi ha risposto: “La cosa più democristiana che si può rispondere è …non rispondere”.



