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L’Italia contro il cancro delle liste d’attesa. Il “modello Puglia” alla prova dei fatti

Dalla chiamata diretta ai pazienti agli ambulatori aperti fino a sera, in Italia si sperimenta un nuovo modello per tentare di ridurre i tempi delle prenotazioni sanitarie e fare da apripista a livello nazionale
lunedì, 26 Gennaio 2026
3 minuti di lettura

La sanità italiana si trova a un bivio storico. Secondo gli ultimi dati pubblicati da Il Sole 24 Ore nel 2024 quasi 6 milioni di italiani (il 9,9% della popolazione) hanno rinunciato a curarsi, principalmente a causa di tempi di attesa biblici. Un’emergenza nazionale che il Governo ha tentato di arginare con il Decreto Legge n. 73 del 7 giugno 2024, introducendo misure come la tassazione agevolata al 15% per gli straordinari dei medici e l’obbligo per le ASL di garantire le prestazioni in intramoenia o privato convenzionato qualora i tempi pubblici saltino.

Il Caso Puglia

In questo scenario di crisi profonda, la Puglia ha deciso di giocare d’anticipo, proponendosi come laboratorio nazionale di efficienza amministrativa. Il neo-presidente Antonio Decaro ha firmato un provvedimento d’urgenza che mira a un obiettivo ambizioso: contattare direttamente 16.000 cittadini per anticipare visite ed esami già prenotati.

L’operazione, che entrerà nel vivo dal 1° febbraio 2026, non è una semplice operazione di restyling dell’agenda, ma un piano strutturale basato su tre pilastri: apertura h 24 (o quasi) degli ambulatori pubblici, che resteranno operativi fino alle 23.00, con turni garantiti anche il sabato e la domenica per smaltire l’arretrato accumulato; focus sulle urgenze (U e B). Il richiamo prioritario riguarda le prestazioni con codice U (Urgente, da eseguire per legge entro 72 ore) e B (Breve, entro 10 giorni), che in troppi casi erano scivolate in avanti di mesi; guerra all’inappropriatezza. La Regione ha avviato un monitoraggio serrato sulle prescrizioni. Si stima che circa il 40% delle ricette, soprattutto in ambito radiologico, sia inappropriato, saturando inutilmente le liste a danno di chi ha reali necessità urgenti. Contestualmente sono previste convenzioni mirate con strutture accreditate, solo se necessario e controllate dai direttori sanitari delle ASL. Infine, report mensili pubblici, con i risultati aggiornati e l’andamento degli abbattimenti dei tempi.

Nonostante l’ottimismo la strada resta in salita. Le organizzazioni sindacali e gli ordini professionali, come evidenziato in una articolo del quotidiano Panorama della Sanità, sottolineano come senza un piano di assunzioni massiccio il rischio è il burnout del personale già sotto organico.

L’importanza del monitoraggio nazionale

A livello nazionale l’AGENAS (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali) ha lanciato la versione 2.0 della Piattaforma Nazionale delle Liste di Attesa, uno strumento di trasparenza che permette di monitorare in tempo reale le performance di ogni Regione. La Puglia, con questa mossa, tenta di scalare le classifiche di gradimento, puntando sulla “chiamata proattiva“. Non è più il cittadino, cioè, a rincorrere il sistema, ma il sistema a ripescare il cittadino.

Se il “modello Puglia” dovesse funzionare, potrebbe diventare la best practice di riferimento per il Sud Italia, dimostrando che la gestione dei tempi di attesa non è solo una questione di fondi, ma di capacità organizzativa e rigore prescrittivo.

Un piano straordinario

Sedicimila cittadini, dunque, saranno contattati in questi giorni dalle ASL pugliesi per anticipare visite e controlli rimasti bloccati per mesi. Una prova che, con la volontà politica, il problema si può affrontare davvero. La telefonata arriva a sorpresa, ma per molti è una buona notizia: “La sua visita può essere anticipata”.

I dati raccolti dall’Assessorato alla Salute denunciano che nella Regione per una visita oculistica si potevano attendere oltre 170 giorni, mentre per una colonscopia diagnostica i tempi arrivavano a 200 giorni o più. “Una situazione insostenibile – ha dichiarato Decaro presentando il piano -. Abbiamo voluto dare un segnale di concretezza. Le liste d’attesa non sono una fatalità, ma un problema da affrontare con organizzazione e volontà politica”.

La macchina del recupero

Per ora l’operazione ha coinvolto le ASL di Bari, Foggia, Lecce, Brindisi, Taranto e Barletta-Andria-Trani. In ciascun territorio sono stati individuati i reparti con le criticità più serie, a cominciare da cardiologia, oculistica, oncologia, gastroenterologia.

La novità più significativa è l’approccio pragmatico. A differenza di altri piani nazionali rimasti sulla carta, la Puglia ha deciso di attivare direttamente il contatto con i cittadini, senza attendere che fossero gli utenti a riprenotare o sollecitare. Ogni chiamata è accompagnata da una verifica in tempo reale della disponibilità di medici e slot liberi. Gli ambulatori rimodulano così l’agenda quotidiana garantendo maggiore flessibilità.

Un lavoro di rete, che coinvolge medici di base, uffici di prenotazione (CUP) e direzioni sanitarie. “Il problema delle liste d’attesa — spiegano dagli uffici regionali è spesso organizzativo prima ancora che economico: bastava coordinare orari, turni e informatizzazione. La sfida ora è mantenerlo nel tempo”.

Un laboratorio per il resto d’Italia

L’esperimento pugliese viene seguito con attenzione anche da altre Regioni. Dal Nord al Sud l’Italia condivide, infatti, lo stesso male cronico: liste d’attesa troppo lunghe che spingono sempre più cittadini verso la sanità privata. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità quasi il 40% degli italiani rinuncia ogni anno a una prestazione pubblica o sceglie di pagarla per ridurre l’attesa.

La scelta della Puglia dimostra però che il problema non è irrisolvibile. Con volontà politica, investimenti mirati e una gestione flessibile delle agende si può accorciare il divario tra bisogno sanitario e risposta del sistema pubblico. Per ora i risultati iniziali.

Cristina Calzecchi Onesti

Cristina Calzecchi Onesti

Giornalista ed esperta di comunicazione aziendale. Dopo esperienze in tutta la comunicazione, dagli uffici stampa alle Relazioni esterne, ai Rapporti istituzionali, per quasi dieci è stata assistente parlamentare, portavoce e spin doctor alla Camera e al Senato. Da sempre si occupa di politica, sociale, diritti civili e ambiente.

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