Alex Honnold, l’alpinista statunitense celebre per le sue imprese in free solo, ha compiuto un’altra scalata destinata a entrare nella storia: l’ascesa di un grattacielo di 101 piani senza l’uso di corde, imbraghi o dispositivi di sicurezza. L’impresa, avvenuta in una grande metropoli americana sotto gli occhi di centinaia di spettatori increduli, ha immediatamente acceso un dibattito sulla sicurezza e sui limiti dell’audacia umana. Secondo i testimoni, Honnold ha iniziato la scalata poco dopo l’alba, muovendosi con la stessa calma e precisione che lo hanno reso famoso sulle pareti di roccia. In meno di due ore ha raggiunto la sommità dell’edificio, affrontando superfici lisce, sporgenze minime e condizioni di vento variabili. Le autorità locali, pur monitorando l’evento, non sono riuscite a intervenire in tempo per fermarlo, e al suo arrivo in cima l’atleta è stato accolto da un misto di applausi e apprensione. L’impresa ha suscitato reazioni contrastanti. Da un lato, gli appassionati di arrampicata celebrano la performance come una dimostrazione straordinaria di controllo mentale e capacità fisica. Dall’altro, esperti di sicurezza e funzionari pubblici criticano l’azione come “estremamente pericolosa” e potenzialmente imitabile da persone meno esperte. Alcuni commentatori sottolineano inoltre che l’episodio potrebbe spingere le città a rivedere le misure di protezione attorno ai grattacieli più iconici. Honnold, noto per il suo stile sobrio, ha minimizzato l’impresa definendola “una sfida interessante in un ambiente diverso dal solito”, senza aggiungere ulteriori dettagli. Resta però evidente che la scalata rappresenta un nuovo capitolo nella sua carriera, già segnata da imprese considerate impossibili. L’episodio riaccende il dibattito sul confine tra performance atletica e rischio estremo, mentre il nome di Honnold continua a dominare la scena dell’arrampicata mondiale con imprese che sfidano costantemente ogni previsione.



